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Date:marzo 20, 2012

Cultura Digitale

Come Ambassador dell’Associazione Indigeni Digitali, mi impegno a scoprire e diffondere sulla Rete e al di fuori di questa i valori della cultura digitale in Italia.

Il mio contributo principale è stato pubblicato dall’Associazione Indigeni Digitali in un e-book dal titolo “La cultura digitale: valori e ruolo nella società dell’informazione”, del quale riporto un estratto in questa pagina. L’e-book, in formato EPUB o PDF, può essere scaricato da questa pagina.

Cultura digitale: una definizione complessa
La definizione del termine ”’cultura digitale”’ si basa su una pluralità di fattori non solo tecnologici, ma anche politici, sociali, economici ed etici. Il percorso di comprensione di tutto ciò che può essere definito con il termine cultura digitale è dunque estremamente complesso. Esso deve necessariamente passare per un approccio olistico nell’ambito di uno studio di più ampio respiro, che valuti tutti questi elementi nella continua interazione tra loro. Il processo culturale alla base di internet è un ciclo continuo che genera una osmosi di significati e azioni che solo tutti insieme, proprio come in un organismo cellulare, possono conferire alla Rete e al suo utilizzo specifiche peculiarità.

I valori che ne costituiscono l’essenza

La cultura digitale può essere descritta sulla base di un modello circolare nell’ambito del quale ciascun ”valore ricorrente” genera un ”risultato concreto” che sviluppa un ”modello di azione reale” esportabile all’intera collettività. Il risultato finale di questa azione alimenta il paradigma della cultura digitale e, contemporaneamente, contribuisce a migliorare e rafforzare i suoi cinque valori fondanti, che sono:

 

  • Ecologismo e convivialità
  • Ricerca e sviluppo
  • Hacktivism e partecipazione
  • Innovazione e progresso
  • Etica e responsabilità

 

Ecologismo e convivialità

L’ecologismo è parte integrante della cultura digitale perché favorisce lo sviluppo della convivialità, intesa come capacità dell’essere umano di sviluppare infrastrutture, processi e applicazioni capaci di tutelare l’ecosistema preservando ogni forma di vita.
Internet influenza ogni aspetto della nostra vita; gran parte delle attività poste in essere dall’uomo vengono decise in seguito allo scambio di informazioni online. Ne sono un esempio le attività di compravendita dei titoli sui mercati finanziari, l’organizzazione dei movimenti di protesta in medio oriente, perfino la scelta se uscire con l’ombrello o meno in una giornata dal meteo incerto. Internet non è solo una fonte di informazioni in tempo reale, ma è uno strumento volto a generare processi in grado di migliorare e tutelare:

  • L’ambiente in generale: internet, grazie allo sviluppo dei social media, si è affermato come la moderna “agorà” dove si formano le opinioni e la consapevolezza di milioni di persone in tutto il mondo. Esso è diventato il principale strumento di comunicazione delle organizzazioni e dei singoli individui che fanno della difesa dell’ambiente il fulcro delle loro azioni, tese all’affermazione di un nuovo modello di sviluppo socioeconomico basato sui principi della Green Economy e della Blue Economy.

I legami esistenti tra internet e le istanze dell’ecologismo sono molteplici. Anzitutto, dal punto di vista delle scienze sociali, un grande studioso come Philippe Descola, che si fa portatore del sentimento di unità tra società e natura, evidenzia come il nostro pianeta sia una totalità indivisibile minacciata da quelle che definisce come le tre grandi urgenze del nostro tempo: ecologia, tecnologia e coesistenza tra civiltà. Egli in particolare evidenzia l’urgenza di trovare una soluzione in grado di far coabitare, senza troppi danni, rinunce e conflitti, tutti gli occupanti del pianeta, allo scopo di evitare una catastrofe ambientale, demografica e informatica (quest’ultima individuata dal pericolo insito nell’overload sempre più incontrollabile di informazioni).
Dal punto di vista dell’economia, la coscienza ambientale è presente in nuovi modelli economici che puntano alla riprogettazione dei sistemi produttivi favorendo la loro eco sostenibilità: uno di questi è la Blue Economy, termine coniato dall’economista belga Gunter Pauli il quale, nel suo libro “Blue Economy – l’innovazione ispirata dalla natura”, analizza cento innovazioni naturali: tecnologie ispirate alla natura che potrebbero salvare in un colpo solo l’economia e l’ambiente. A differenza della più conosciuta Green Economy, la Blue Economy non richiede alle aziende di investire di più per salvare l’ambiente, piuttosto – con minore impiego di capitali – è in grado di creare maggiori flussi di reddito e di costruire al tempo stesso capitale sociale.
Oltre ai più teorici aspetti socio antropologi ed economici, internet oggi offre già alcuni strumenti che consentono di sviluppare una coscienza ambientale orientata alla convivialità della coesistenza tra esseri biologici, che difenda la natura e tuteli la vita. Tutte queste attività hanno in comune la loro capacità di sviluppare una intelligenza collettiva partendo proprio dalla Rete, che viene da molti considerata tra le modalità più efficienti per evolverci senza peggiorare ulteriormente la situazione climatica mondiale.
Lo sviluppo e la promozione di una coscienza ambientale si realizza attraverso le discussioni sui temi maggiormente trattati online: la difesa dell’ambiente, la sostenibilità ambientale, le riflessioni e i contenuti condivisi online riguardanti disastri naturali e ambientali (ne sono un esempio, da questo punto di vista, le discussioni generate online a seguito del disastro nucleare di Fukushima.
E molto spesso, proprio grazie alla Rete, nascono specifiche iniziative imprenditoriali green, ideate da nuove startup a seguito di una intensa attività di networking online e offline da parte dei loro promotori.
E’ il caso, ad esempio, di Windquota, che si presenta come sistema di finanziamento per centrali eoliche operata da parte degli stessi consumatori, tramite dinamiche di crowdfunding. Gli investitori vengono ripagati con gli utili generati dalla corrente elettrica prodotta e venduta. A differenza di altri progetti paragonabili Windquota non vende progetti, ma centrali eoliche già in funzione ed allacciate alla rete, remunerando subito l’investitore e introducendo il capitale acquisito dalle quote vendute nei progetti di ulteriori impianti di produzione.

  • I territori urbani; le piattaforme online e i device mobili come smartphone e tablet hanno un ruolo cruciale nello sviluppo di attività sociali e iniziative istituzionali volte al miglioramento degli ambienti urbani e alla generazione di una intelligenza collettiva che generi benefici per tutti i loro abitanti.

Negli ultimi dieci anni le tecnologie digitali hanno preso piede nelle nostre città, formando la struttura portante di infrastrutture intelligenti a larga scala. Fibre ottiche a banda larga e reti di telecomunicazione senza fili supportano device mobili che sono sempre più alla portata di tutti. Allo stesso tempo banche dati liberamente accessibili – soprattutto governative – stanno rivelando molte informazioni che prima non erano accessibili ai comuni cittadini. Se si aggiunge una rete in continua crescita di sensori e tecnologie di controllo digitale il tuto tenuto insieme da computer economici e potenti, le nostre città si trasformeranno in un “computer a cielo aperto”. La grande quantità di dati che sta emergendo è il punto di partenza per rendere programmabili infrastrutture efficienti in modo che le persone possano ottimizzare la vita di una città.
Allo stesso modo in cui, a partire dagli anni Sessanta, i processi di decentralizzazione della progettazione di internet hanno trasformato il World Wide Web in un affascinante ambiente di interazione sociale, allo stesso modo oggi prevale una filosofia di sviluppo urbano che privilegia le attività di socializzazione dei suoi abitanti sull’efficienza delle infrastrutture, nella creazione di vere e proprie “città intelligenti”. Le città intelligenti sono quelle in cui i cittadini non si muovono in base a severi ordini imposti dall’alto, ma rispondono a sottili suggerimenti sociali e di comportamento che arrivano dai propri vicini.

Internet e, più in particolare, il corretto e consapevole uso delle nuove tecnologie digitali e dei device può contribuire a rendere le città più intelligenti, quando gli abitanti delle città e i loro dispositivi elettronici saranno impiegati come sensori in tempo reale della vita quotidiana. Le informazioni veicolate da questi sensori possono aumentare la creatività di una città, la sua efficienza e i suoi servizi.

Ricerca e sviluppo

La ricerca ha avuto – e ha tuttora – un ruolo fondamentale nello sviluppo di internet e di tutte le attività sociali ed economiche che prendono forma grazie al Web.
E’ da notare come le attività di ricerca non coinvolgono solo le grandi aziende ma, proprio come negli albori di internet, anche da migliaia di persone che nel nostro Paese immaginano, progettano e realizzano sistemi informatici e applicazioni digitali a supporto dei più disparati settori dell’attività umana.
L’Information Technology è l’area principale nell’ambito della quale può svilupparsi un contributo alla cultura digitale che produce come risultato complessivo processi di sviluppo ambientale, sociale e imprenditoriale. In questo ambito troviamo:

  • Le attività di ricerca sulle nuove tecnologie svolte dalle aziende che operano nell’Information Technology, i cui risultati danno origine a infrastrutture, sistemi tecnologici e processi organizzativi che molto spesso vengono esportati in ampi settori della nostra società;
  • Le attività di ricerca svolte in modalità collaborativa da singoli individui, da comunità di sviluppatori e istituzioni scientifiche che interagiscono prevalentemente online.

Dalle ricerche svolte sulla miniaturizzazione dei componenti elettronici, allo sviluppo di reti di telecomunicazione a fibra ottica sempre più potenti, fino alla ricerche sui futuri computer quantistici: tutto questo, come avvenuto in passato, ha (e avrà) ricadute sulla vita quotidiana di milioni di persone. Un esempio da questo punto di vista è legato allo sviluppo dei sistemi di cloud computing, resi possibili a loro volta grazie allo sviluppo di reti di telecomunicazione sempre più potenti ed efficienti, e alla diffusione di computer e device mobili a costi sempre più contenuti. Ad esempio, grazie alle applicazioni in cloud, oggi ciascun individuo che dispone di uno smartphone e di una connessione ad internet può accedere a servizi online che, in tempo reale, distribuiscono agli utenti informazioni e dati, a prescindere dal luogo nel quale si trovano. E gli esempi sono sotto gli occhi di milioni di utenti: da Gmail di Google ad iCloud di Apple, passando per Dropbox o lo Skydrive di Microsoft. Grazie a questi sistemi l’accesso alle informazioni è rapido e facile, e questo favorisce lo scambio di informazioni tra le persone, che resta alla base dei processi di sviluppo dell’intera società.
La ricerca, tuttavia, non si ferma solo alle grandi aziende ma investe organizzazioni più piccole e anche singoli individui. Arduino, il primo “hardware open source”, può essere considerato un esempio da questo punto di vista.
Ogni giorno, dunque, tantissime persone sono impegnate nella progettazione in modalità collaborativa di soluzioni e tecnologie specifiche. E non di rado i risultati delle loro ricerche vengono poi acquisiti da imprese più grandi e strutturate che posizionano sul mercato i frutti di queste attività, facendole spesso conoscere (e utilizzare) al grande pubblico dei “non addetti ai lavori”.
Inoltre, nell’ambito più specifico della ricerca accademica, esistono iniziative che portate avanti grazie al supporto tecnologico degli utenti di internet: ne è un esempio il programma Boinc, un software open source per il calcolo distribuito e volontario e per il grid computing, che consente di utilizzare il tempo di inattività del proprio computer (Windows, Mac o Linux) allocando in quei momenti risorse di calcolo utili ad elaborare dati necessari a curare malattie, studiare il riscaldamento globale, scoprire pulsar e fare molti altri tipi di ricerche scientifiche.

Hacktivism e partecipazione

La cultura hacker abbia avuto un ruolo fondamentale nella nascita di internet (come infrastruttura di telecomunicazione) e del Web (come sua applicazione di base). Il termine “hacker” indica qualsiasi persona entusiasta di sviluppare, in qualsiasi settore dell’attività umana, progetti e iniziative capaci di generare benefici condivisi.
La rete è divenuta uno straordinario strumento di relazione per costruire luoghi dove sperimentare nuovi modelli di socialità. In questi luoghi digitali si è sviluppata e continua a crescere costantemente una forte interazione tra persone attraverso la partecipazione libera ed lo scambio di informazioni e conoscenze.
Questo meta-luogo, dove si conoscono e si vivono ruoli e identità diverse da quelle alle quali siamo abituati e che ci ha dato la possibilità di imparare, conoscere, sbagliare e riprovare, è divenuto il catalizzatore della trasformazione e dell’innovazione sociale. Non solo, la rete si è trasformata in quello spazio dove si può criticare, partecipare e condividere idee, progetti, pensieri e coordinare le azioni e le decisioni da intraprendere per cambiare lo stato presente delle cose.
L’hacktivism genera dunque partecipazione, che si realizza nell’accesso a queste queste relazioni e nella volontà di fare network attraverso un utilizzo efficace, basato sui principi dell’etica hacker, degli strumenti di comunicazione e in particolare dei computer e della rete. Questi ultimi smettono di essere soltanto strumenti di produttività e diventano mezzi attraverso i quali gli hacktivisti agiscono per produrre informazione indipendente e “dal basso” che favorisce lo sviluppo di una comunicazione partecipativa, libera e orizzontale. Esistono numerosi esempi di hacktivism e partecipazione in rete, molti dei quali vengono attuati anche nel nostro Paese su un vastissimo orizzonte di tematiche e iniziative.
Il principio di partecipazione è anche alla base della generazione degli open data: si tratta di alcune tipologie di dati liberamente accessibili a tutti, senza restrizioni di copyright, brevetti o altre forme di controllo che ne limitino la riproduzione. L’open data si richiama alla più ampia disciplina dell’open government, cioè una dottrina in base alla quale la pubblica amministrazione dovrebbe essere aperta ai cittadini, tanto in termini di trasparenza quanto di partecipazione diretta al processo decisionale, anche attraverso il ricorso alle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione; e ha alla base un’etica simile ad altri movimenti e comunità di sviluppo “open”, come l’open source, l’open access e l’open content. Affinché i dati siano resi disponibili dalle istituzioni pubbliche è tuttavia necessario educare alla condivisione, superando le difficoltà di molti soggetti istituzionali a mettere online i dati in formato aperto, e pronto al loro riutilizzo creativo da parte degli utenti della Rete. Ad esempio, l’Open Data britannico, uno dei principali punti di riferimento da questo punto di vista, si basa sul principio che tutti i dati devono essere liberamente accessibili da parte di tutti, senza restrizioni di copyright, brevetti o altri meccanismi di controllo.

Innovazione e progresso

Lo sviluppo di internet dal punto di vista sociale ed economico è basato sull’innovazione prodotta dai suoi utilizzatori. I social network come Facebook e Twitter, che stanno cambiando le abitudini di relazione di centinaia di milioni di persone in tutto il mondo, sono nati dall’idea di alcuni utilizzatori di Internet, che hanno scelto di creare qualcosa che prima ancora non esisteva. E oggi il valore di queste due piattaforme è enorme.
Molto spesso i processi di innovazione che partono dalla Rete possono generare benefici per l’intera collettività.
Le principali modalità attraverso le quali l’innovazione, partendo da progetti in nati sulla Rete, può generare progresso sono:

  • Le attività imprenditoriali legate allo sviluppo di soluzioni (tecnologie, servizi e prodotti) legati all’uso del Web;
  • Lo sviluppo di nuovi modelli di business ispirati ai principi della Rete.

Per quanto riguarda il primo aspetto, un ruolo molto importante oggi viene giocato dalle startup: Si tratta di solito di imprese appena costituite intorno a idee e progetti basati sulla creazione di nuove applicazioni e/o servizi online o sul mashup di risorse già presenti online. La caratteristica delle startup è quella di avere ancora processi organizzativi in corso: possono avvenire operazioni di acquisizione delle risorse tecniche correnti, di definizione delle gerarchie e dei metodi di produzione, di ricerca di personale, ma anche studi di mercato con i quali si cerca di definire le attività e gli indirizzi aziendali.
Le startup sono spesso supportate da specifiche iniziative a loro supporto come, ad esempio, gli incubatori d’impresa: essi si pongono di selezionare le idee più innovative e interessanti coinvolgendo i futuri imprenditori in percorsi di formazione e mentoring che hanno l’obiettivo di generare le risorse economiche e imprenditoriali necessarie all’immissione della startup sul mercato.
Il risultato dell’innovazione è il progresso. Ampliando il suo significato dal punto di vista sociologico ed imprenditoriale, l’innovazione consiste anche nella capacità di trovare nuove soluzioni a problemi esistenti. In questo modo essa può essere considerata come una delle possibili soluzioni alla futura, progressiva carenza delle risorse del nostro Pianeta

Etica e responsabilità

Le attività di ricerca scientifica e tecnologica, l’utilizzo degli Open Data così come lo sviluppo di nuovi prodotti, servizi e modelli di business possa contribuire allo sviluppo culturale della nostra società e, più in generale, al progresso umano. E’ ovvio tuttavia che dietro ogni innovazione si nasconde il pericolo di un utilizzo contrastante con il principio di convivialità.
Affinché l’innovazione tecnologica o imprenditoriale generi un progresso reale (in grado, cioè, di generare benefici distribuiti e condivisibili per la collettività), è necessario che tale processo segua necessariamente un percorso ispirato ai principi dell’etica.
L’Internet Society, che sostiene la diffusione della Rete e l’insegnamento delle competenze del network a tutti coloro che sono stati tagliati fuori dallo sviluppo, dalle imprese e dai governi, ci insegna come non debba esistere nessuna discriminazione nell’uso di internet sulla base di razza, colore, genere sessuale, linguaggio, religione, opinioni politiche o di altro tipo, origini nazionali o sociali, proprietà, censo o altre condizioni sociali; E’ evidente come questo principio sia corrispondente ai principi base della cultura hacker. Esso, considerato in un’ottica ancora più ampia, afferma gli stessi principi contenuti nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, nonché negli Articoli 2 e 3 della nostra Carta Costituzionale.
Tutto ciò rende evidente che le forme di esclusione sociale, politica o economica generano effetti in contrasto con lo sviluppo convivale della società. Da qui emerge la necessità di abbattere tutte le barriere che si frappongono allo sviluppo dell’attività umana generata in ogni sua forma, e di promuovere iniziative basate sull’etica dell’apertura e della partecipazione ispirate da quegli stessi principi che hanno finora assicurato lo sviluppo di internet come infrastruttura portante della network society.
L’etica diventa parte integrante della cultura digitale di una società nel momento in cui i suoi principi ispirano, non solo online, il comportamento responsabile di ciascun individuo che ne fa parte. Essa si realizza in molteplici forme: dai codici etici di enti e organizzazioni pubbliche e private, ai programmi di responsabilità sociale promosse dalle aziende, fino alle netiquette condivise all’interno delle community online.

Ecologismo e convivialità

L’ecologismo è parte integrante della cultura digitale perché favorisce lo sviluppo della convivialità, intesa come capacità dell’essere umano di sviluppare infrastrutture, processi e applicazioni capaci di tutelare l’ecosistema preservando ogni forma di vita.
Internet influenza ogni aspetto della nostra vita; gran parte delle attività poste in essere dall’uomo vengono decise in seguito allo scambio di informazioni online. Ne sono un esempio le attività di compravendita dei titoli sui mercati finanziari, l’organizzazione dei movimenti di protesta in medio oriente, perfino la scelta se uscire con l’ombrello o meno in una giornata dal meteo incerto. Internet non è solo una fonte di informazioni in tempo reale, ma è uno strumento volto a generare processi in grado di migliorare e tutelare:

  • L’ambiente in generale: internet, grazie allo sviluppo dei social media, si è affermato come la moderna “agorà” dove si formano le opinioni e la consapevolezza di milioni di persone in tutto il mondo. Esso è diventato il principale strumento di comunicazione delle organizzazioni e dei singoli individui che fanno della difesa dell’ambiente il fulcro delle loro azioni, tese all’affermazione di un nuovo modello di sviluppo socioeconomico basato sui principi della Green Economy e della Blue Economy.

I legami esistenti tra internet e le istanze dell’ecologismo sono molteplici. Anzitutto, dal punto di vista delle scienze sociali, un grande studioso come Philippe Descola, che si fa portatore del sentimento di unità tra società e natura, evidenzia come il nostro pianeta sia una totalità indivisibile minacciata da quelle che definisce come le tre grandi urgenze del nostro tempo: ecologia, tecnologia e coesistenza tra civiltà. Egli in particolare evidenzia l’urgenza di trovare una soluzione in grado di far coabitare, senza troppi danni, rinunce e conflitti, tutti gli occupanti del pianeta, allo scopo di evitare una catastrofe ambientale, demografica e informatica (quest’ultima individuata dal pericolo insito nell’overload sempre più incontrollabile di informazioni).
Dal punto di vista dell’economia, la coscienza ambientale è presente in nuovi modelli economici che puntano alla riprogettazione dei sistemi produttivi favorendo la loro eco sostenibilità: uno di questi è la Blue Economy, termine coniato dall’economista belga Gunter Pauli il quale, nel suo libro “Blue Economy – l’innovazione ispirata dalla natura”, analizza cento innovazioni naturali: tecnologie ispirate alla natura che potrebbero salvare in un colpo solo l’economia e l’ambiente. A differenza della più conosciuta Green Economy, la Blue Economy non richiede alle aziende di investire di più per salvare l’ambiente, piuttosto – con minore impiego di capitali – è in grado di creare maggiori flussi di reddito e di costruire al tempo stesso capitale sociale.
Oltre ai più teorici aspetti socio antropologi ed economici, internet oggi offre già alcuni strumenti che consentono di sviluppare una coscienza ambientale orientata alla convivialità della coesistenza tra esseri biologici, che difenda la natura e tuteli la vita. Tutte queste attività hanno in comune la loro capacità di sviluppare una intelligenza collettiva partendo proprio dalla Rete, che viene da molti considerata tra le modalità più efficienti per evolverci senza peggiorare ulteriormente la situazione climatica mondiale.
Lo sviluppo e la promozione di una coscienza ambientale si realizza attraverso le discussioni sui temi maggiormente trattati online: la difesa dell’ambiente, la sostenibilità ambientale, le riflessioni e i contenuti condivisi online riguardanti disastri naturali e ambientali (ne sono un esempio, da questo punto di vista, le discussioni generate online a seguito del disastro nucleare di Fukushima.
E molto spesso, proprio grazie alla Rete, nascono specifiche iniziative imprenditoriali green, ideate da nuove startup a seguito di una intensa attività di networking online e offline da parte dei loro promotori.
E’ il caso, ad esempio, di Windquota, che si presenta come sistema di finanziamento per centrali eoliche operata da parte degli stessi consumatori, tramite dinamiche di crowdfunding. Gli investitori vengono ripagati con gli utili generati dalla corrente elettrica prodotta e venduta. A differenza di altri progetti paragonabili Windquota non vende progetti, ma centrali eoliche già in funzione ed allacciate alla rete, remunerando subito l’investitore e introducendo il capitale acquisito dalle quote vendute nei progetti di ulteriori impianti di produzione.

  • I territori urbani; le piattaforme online e i device mobili come smartphone e tablet hanno un ruolo cruciale nello sviluppo di attività sociali e iniziative istituzionali volte al miglioramento degli ambienti urbani e alla generazione di una intelligenza collettiva che generi benefici per tutti i loro abitanti.

Negli ultimi dieci anni le tecnologie digitali hanno preso piede nelle nostre città, formando la struttura portante di infrastrutture intelligenti a larga scala. Fibre ottiche a banda larga e reti di telecomunicazione senza fili supportano device mobili che sono sempre più alla portata di tutti. Allo stesso tempo banche dati liberamente accessibili – soprattutto governative – stanno rivelando molte informazioni che prima non erano accessibili ai comuni cittadini. Se si aggiunge una rete in continua crescita di sensori e tecnologie di controllo digitale il tuto tenuto insieme da computer economici e potenti, le nostre città si trasformeranno in un “computer a cielo aperto”. La grande quantità di dati che sta emergendo è il punto di partenza per rendere programmabili infrastrutture efficienti in modo che le persone possano ottimizzare la vita di una città.
Allo stesso modo in cui, a partire dagli anni Sessanta, i processi di decentralizzazione della progettazione di internet hanno trasformato il World Wide Web in un affascinante ambiente di interazione sociale, allo stesso modo oggi prevale una filosofia di sviluppo urbano che privilegia le attività di socializzazione dei suoi abitanti sull’efficienza delle infrastrutture, nella creazione di vere e proprie “città intelligenti”. Le città intelligenti sono quelle in cui i cittadini non si muovono in base a severi ordini imposti dall’alto, ma rispondono a sottili suggerimenti sociali e di comportamento che arrivano dai propri vicini.

Internet e, più in particolare, il corretto e consapevole uso delle nuove tecnologie digitali e dei device può contribuire a rendere le città più intelligenti, quando gli abitanti delle città e i loro dispositivi elettronici saranno impiegati come sensori in tempo reale della vita quotidiana. Le informazioni veicolate da questi sensori possono aumentare la creatività di una città, la sua efficienza e i suoi servizi.

Ricerca e sviluppo

La ricerca ha avuto – e ha tuttora – un ruolo fondamentale nello sviluppo di internet e di tutte le attività sociali ed economiche che prendono forma grazie al Web.
E’ da notare come le attività di ricerca non coinvolgono solo le grandi aziende ma, proprio come negli albori di internet, anche da migliaia di persone che nel nostro Paese immaginano, progettano e realizzano sistemi informatici e applicazioni digitali a supporto dei più disparati settori dell’attività umana.
L’Information Technology è l’area principale nell’ambito della quale può svilupparsi un contributo alla cultura digitale che produce come risultato complessivo processi di sviluppo ambientale, sociale e imprenditoriale. In questo ambito troviamo:

  • Le attività di ricerca sulle nuove tecnologie svolte dalle aziende che operano nell’Information Technology, i cui risultati danno origine a infrastrutture, sistemi tecnologici e processi organizzativi che molto spesso vengono esportati in ampi settori della nostra società;
  • Le attività di ricerca svolte in modalità collaborativa da singoli individui, da comunità di sviluppatori e istituzioni scientifiche che interagiscono prevalentemente online.

Dalle ricerche svolte sulla miniaturizzazione dei componenti elettronici, allo sviluppo di reti di telecomunicazione a fibra ottica sempre più potenti, fino alla ricerche sui futuri computer quantistici: tutto questo, come avvenuto in passato, ha (e avrà) ricadute sulla vita quotidiana di milioni di persone. Un esempio da questo punto di vista è legato allo sviluppo dei sistemi di cloud computing, resi possibili a loro volta grazie allo sviluppo di reti di telecomunicazione sempre più potenti ed efficienti, e alla diffusione di computer e device mobili a costi sempre più contenuti. Ad esempio, grazie alle applicazioni in cloud, oggi ciascun individuo che dispone di uno smartphone e di una connessione ad internet può accedere a servizi online che, in tempo reale, distribuiscono agli utenti informazioni e dati, a prescindere dal luogo nel quale si trovano. E gli esempi sono sotto gli occhi di milioni di utenti: da Gmail di Google ad iCloud di Apple, passando per Dropbox o lo Skydrive di Microsoft. Grazie a questi sistemi l’accesso alle informazioni è rapido e facile, e questo favorisce lo scambio di informazioni tra le persone, che resta alla base dei processi di sviluppo dell’intera società.
La ricerca, tuttavia, non si ferma solo alle grandi aziende ma investe organizzazioni più piccole e anche singoli individui. Arduino, il primo “hardware open source”, può essere considerato un esempio da questo punto di vista.
Ogni giorno, dunque, tantissime persone sono impegnate nella progettazione in modalità collaborativa di soluzioni e tecnologie specifiche. E non di rado i risultati delle loro ricerche vengono poi acquisiti da imprese più grandi e strutturate che posizionano sul mercato i frutti di queste attività, facendole spesso conoscere (e utilizzare) al grande pubblico dei “non addetti ai lavori”.
Inoltre, nell’ambito più specifico della ricerca accademica, esistono iniziative che portate avanti grazie al supporto tecnologico degli utenti di internet: ne è un esempio il programma Boinc, un software open source per il calcolo distribuito e volontario e per il grid computing, che consente di utilizzare il tempo di inattività del proprio computer (Windows, Mac o Linux) allocando in quei momenti risorse di calcolo utili ad elaborare dati necessari a curare malattie, studiare il riscaldamento globale, scoprire pulsar e fare molti altri tipi di ricerche scientifiche.

Hacktivism e partecipazione

La cultura hacker abbia avuto un ruolo fondamentale nella nascita di internet (come infrastruttura di telecomunicazione) e del Web (come sua applicazione di base). Il termine “hacker” indica qualsiasi persona entusiasta di sviluppare, in qualsiasi settore dell’attività umana, progetti e iniziative capaci di generare benefici condivisi.
La rete è divenuta uno straordinario strumento di relazione per costruire luoghi dove sperimentare nuovi modelli di socialità. In questi luoghi digitali si è sviluppata e continua a crescere costantemente una forte interazione tra persone attraverso la partecipazione libera ed lo scambio di informazioni e conoscenze.
Questo meta-luogo, dove si conoscono e si vivono ruoli e identità diverse da quelle alle quali siamo abituati e che ci ha dato la possibilità di imparare, conoscere, sbagliare e riprovare, è divenuto il catalizzatore della trasformazione e dell’innovazione sociale. Non solo, la rete si è trasformata in quello spazio dove si può criticare, partecipare e condividere idee, progetti, pensieri e coordinare le azioni e le decisioni da intraprendere per cambiare lo stato presente delle cose.
L’hacktivism genera dunque partecipazione, che si realizza nell’accesso a queste queste relazioni e nella volontà di fare network attraverso un utilizzo efficace, basato sui principi dell’etica hacker, degli strumenti di comunicazione e in particolare dei computer e della rete. Questi ultimi smettono di essere soltanto strumenti di produttività e diventano mezzi attraverso i quali gli hacktivisti agiscono per produrre informazione indipendente e “dal basso” che favorisce lo sviluppo di una comunicazione partecipativa, libera e orizzontale. Esistono numerosi esempi di hacktivism e partecipazione in rete, molti dei quali vengono attuati anche nel nostro Paese su un vastissimo orizzonte di tematiche e iniziative.
Il principio di partecipazione è anche alla base della generazione degli open data: si tratta di alcune tipologie di dati liberamente accessibili a tutti, senza restrizioni di copyright, brevetti o altre forme di controllo che ne limitino la riproduzione. L’open data si richiama alla più ampia disciplina dell’open government, cioè una dottrina in base alla quale la pubblica amministrazione dovrebbe essere aperta ai cittadini, tanto in termini di trasparenza quanto di partecipazione diretta al processo decisionale, anche attraverso il ricorso alle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione; e ha alla base un’etica simile ad altri movimenti e comunità di sviluppo “open”, come l’open source, l’open access e l’open content. Affinché i dati siano resi disponibili dalle istituzioni pubbliche è tuttavia necessario educare alla condivisione, superando le difficoltà di molti soggetti istituzionali a mettere online i dati in formato aperto, e pronto al loro riutilizzo creativo da parte degli utenti della Rete. Ad esempio, l’Open Data britannico, uno dei principali punti di riferimento da questo punto di vista, si basa sul principio che tutti i dati devono essere liberamente accessibili da parte di tutti, senza restrizioni di copyright, brevetti o altri meccanismi di controllo.

Innovazione e progresso

Lo sviluppo di internet dal punto di vista sociale ed economico è basato sull’innovazione prodotta dai suoi utilizzatori. I social network come Facebook e Twitter, che stanno cambiando le abitudini di relazione di centinaia di milioni di persone in tutto il mondo, sono nati dall’idea di alcuni utilizzatori di Internet, che hanno scelto di creare qualcosa che prima ancora non esisteva. E oggi il valore di queste due piattaforme è enorme.
Molto spesso i processi di innovazione che partono dalla Rete possono generare benefici per l’intera collettività.
Le principali modalità attraverso le quali l’innovazione, partendo da progetti in nati sulla Rete, può generare progresso sono:

  • Le attività imprenditoriali legate allo sviluppo di soluzioni (tecnologie, servizi e prodotti) legati all’uso del Web;
  • Lo sviluppo di nuovi modelli di business ispirati ai principi della Rete.

Per quanto riguarda il primo aspetto, un ruolo molto importante oggi viene giocato dalle startup: Si tratta di solito di imprese appena costituite intorno a idee e progetti basati sulla creazione di nuove applicazioni e/o servizi online o sul mashup di risorse già presenti online. La caratteristica delle startup è quella di avere ancora processi organizzativi in corso: possono avvenire operazioni di acquisizione delle risorse tecniche correnti, di definizione delle gerarchie e dei metodi di produzione, di ricerca di personale, ma anche studi di mercato con i quali si cerca di definire le attività e gli indirizzi aziendali.
Le startup sono spesso supportate da specifiche iniziative a loro supporto come, ad esempio, gli incubatori d’impresa: essi si pongono di selezionare le idee più innovative e interessanti coinvolgendo i futuri imprenditori in percorsi di formazione e mentoring che hanno l’obiettivo di generare le risorse economiche e imprenditoriali necessarie all’immissione della startup sul mercato.
Il risultato dell’innovazione è il progresso. Ampliando il suo significato dal punto di vista sociologico ed imprenditoriale, l’innovazione consiste anche nella capacità di trovare nuove soluzioni a problemi esistenti. In questo modo essa può essere considerata come una delle possibili soluzioni alla futura, progressiva carenza delle risorse del nostro Pianeta

Etica e responsabilità

Le attività di ricerca scientifica e tecnologica, l’utilizzo degli Open Data così come lo sviluppo di nuovi prodotti, servizi e modelli di business possa contribuire allo sviluppo culturale della nostra società e, più in generale, al progresso umano. E’ ovvio tuttavia che dietro ogni innovazione si nasconde il pericolo di un utilizzo contrastante con il principio di convivialità.
Affinché l’innovazione tecnologica o imprenditoriale generi un progresso reale (in grado, cioè, di generare benefici distribuiti e condivisibili per la collettività), è necessario che tale processo segua necessariamente un percorso ispirato ai principi dell’etica.
L’Internet Society, che sostiene la diffusione della Rete e l’insegnamento delle competenze del network a tutti coloro che sono stati tagliati fuori dallo sviluppo, dalle imprese e dai governi, ci insegna come non debba esistere nessuna discriminazione nell’uso di internet sulla base di razza, colore, genere sessuale, linguaggio, religione, opinioni politiche o di altro tipo, origini nazionali o sociali, proprietà, censo o altre condizioni sociali; E’ evidente come questo principio sia corrispondente ai principi base della cultura hacker. Esso, considerato in un’ottica ancora più ampia, afferma gli stessi principi contenuti nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, nonché negli Articoli 2 e 3 della nostra Carta Costituzionale.
Tutto ciò rende evidente che le forme di esclusione sociale, politica o economica generano effetti in contrasto con lo sviluppo convivale della società. Da qui emerge la necessità di abbattere tutte le barriere che si frappongono allo sviluppo dell’attività umana generata in ogni sua forma, e di promuovere iniziative basate sull’etica dell’apertura e della partecipazione ispirate da quegli stessi principi che hanno finora assicurato lo sviluppo di internet come infrastruttura portante della network society.
L’etica diventa parte integrante della cultura digitale di una società nel momento in cui i suoi principi ispirano, non solo online, il comportamento responsabile di ciascun individuo che ne fa parte. Essa si realizza in molteplici forme: dai codici etici di enti e organizzazioni pubbliche e private, ai programmi di responsabilità sociale promosse dalle aziende, fino alle netiquette condivise all’interno delle community online.