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Il Management 2.0 per le aziende: ne parlo sulla rivista Imprenditori

Alcuni giorni fa sono stato intervistato, insieme ad altri professionisti del settore, dalla rivista Imprenditori (mensile di economia, persone e cultura) sul tema del management 2.0. Nella stessa intervista è presente anche l’autorevole contributo di Fabio Lalli, con il quale ho collaborato in alcuni progetti editoriali.

Si tratta di un tema al quale mi dedico professionalmente, e che è stato all’origine anche del mio libro Enterprise 2.0: modelli organizzativi e gestione dei social media per l’innovazione in azienda.

Di seguito il testo integrale della mia intervista:

Da cosa deve partire un’azienda che voglia passare a un modello di management 2.0? 

Il modello di management 2.0 è un modello di organizzazione aziendale  che si basa sull’utilizzo di piattaforme e tecnologie collaborative e “social” per favorire le relazioni e le interazioni tra il personale dell’azienda, i clienti e i propri fornitori.

Il primo passo da compiere implica necessariamente un ripensamento della cultura aziendale verso una maggiore apertura dei processi interni e delle relazioni tra le persone che vi lavorano. L’immagine del dipendente blindato dietro la propria scrivania e geloso del proprio lavoro deve necessariamente lasciare lo spazio ad un approccio che privilegia una organizzazione dove vengano premiate le attività volte a condividere la conoscenza.

Un cambiamento del genere deve necessariamente essere “sponsorizzato” e approvato dal top management dell’azienda. Affinché questo sia possibile, è necessario evidenziare direttamente ai dirigenti i vantaggi personali che loro, per primi, potrebbero ottenere da un approccio organizzativo così dirompente rispetto alle tradizionali forme di “controllo dall’alto”.

Contemporaneamente, occorre effettuare una valutazione sulle piattaforme tecnologiche da adottare in azienda. In genere si è di fronte a due tipi di scelte: implementare all’interno dell’azienda una piattaforma già presente sul mercato, oppure svilupparne una proprietaria.

Come si scelgono gli strumenti più adatti per una piattaforma di Enterprise 2.0 efficace? Cosa non deve mai mancare?

Le opzioni di scelta variano in base alle dimensioni dell’azienda, al suo core business, e al tipo di orientamento al mercato. In genere si è di fronte a due tipi di scelte: implementare all’interno dell’azienda una piattaforma già presente sul mercato, oppure svilupparne una proprietaria. Ad esempio, in alcuni casi si sceglie di sviluppare la propria piattaforma collaborativa partendo da una soluzione Microsoft Sharepoint, che di solito garantisce, a livello tecnologico e di programmazione, la massima compatibilità con i sistemi gestionali e di CRM già presenti nei server aziendali.

In ogni caso, ci sono degli strumenti che non dovrebbero mai mancare in una piattaforma di “social collaboration” aziendale. Tra questi, è necessario implementare:

Una wiki: uno spazio dove il personale condivide soluzioni e conoscenze su problematiche  e criticità tecniche od organizzative presenti all’interno dell’azienda;

Una bacheca personale a disposizione di ciascun dipendente, dove può condividere i progressi della propria attività, informare i propri colleghi, creare gruppi di lavoro più ristretti per velocizzare la propria operatività;

Uno spazio per la condivisione dei documenti, che consenta l’editing dei file di lavoro in modalità collaborativa. Questo consente di evitare i fastidiosi rimbalzi di email tra una business unit e l’altra nel corso dei vari livelli di approvazione di ciascuno step;

Inoltre, oggi è fondamentale che questi strumenti di lavoro possano essere disponibili anche in mobilità, per consentire ai dipendenti e ai collaboratori di accedere alla propria “scrivania virtuale” a prescindere dal luogo fisico nel quale essi si trovano. Gli smartphone come i nuovi Nokia-Windows Phone, e gli iPhone sono destinati a svolgere un ruolo determinante nel favorire la collaborazione e la mobilità del personale aziendale.

Esistono strumenti per misurare i vantaggi concreti ottenuti col passaggio da un vecchio a un nuovo modello di management per un’azienda?

E’ consigliabile sviluppare di volta in volta strumenti specifici per la valutazione dei vantaggi (o le criticità) evidenziati nel passaggio da un modello organizzativo tradizionale a uno di “social enterprise”. Negli USA, la Community Roundtable offre suggerimenti di management e strumenti utili da questo punto di vista.

I principali punti critici che devono essere valutati sono relativi al tempo impiegato da ciascun dipendente nello svolgere specifiche attività e nelle dimensioni delle wiki che vengono generate con il contributo di ciascun collaboratore.

Ci può citare casi di successo di passaggio al management 2.0? Esistono, invece, casi di aziende che hanno preferito tornare indietro?

Già molte aziende hanno optato, da diverso tempo, verso un progressivo passaggio ad un sistema collaborativo di Enterprise 2.0. Si tratta di un processo che richiede, nella maggior parte dei casi, parecchi mesi e anche una certa mole di investimenti. Le aziende più piccole, come ad esempio le PMI presenti nella filiera industriale e agroalimentare del centro-nord italia, sono impegnate proprio in questi mesi in un progressivo processo di adozione di strumenti volti a favorire la collaborazione interna e a snellire i processi di management tra reti d’impresa.

Di solito, comunque, chi adotta questi processi difficilmente torna indietro. Già il fatto di valutarne l’applicazione in azienda determina, infatti, un importante cambio di paradigma manageriale che apre le porte ad una innovazione ormai fondamentale anche nel nostro Paese.

Sono consulente aziendale, autore di pubblicazioni e docente in Università e scuole di Alta Formazione. Mi occupo di comunicazione online, social media marketing, sport management e formazione.

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