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	<title>Alessandro Prunesti</title>
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	<description>Enterprise Digital Innovation, Social Media Management, Sport Marketing e Formazione</description>
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		<title>Edizione 2013 di &#8220;Social Media e comunicazione di Marketing&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Apr 2013 15:06:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Prunesti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pubblicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro prunesti]]></category>
		<category><![CDATA[franco angeli]]></category>
		<category><![CDATA[social media e comunicazione di marketing]]></category>

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		<description><![CDATA[La nuova edizione (totalmente rinnovata, 400 pagine) di un volume per i marketing men che debbono capire come funziona oggi l’ecosistema dei social media e avere una guida strutturata e completa per pianificare e gestire attività di marketing attraverso l’uso integrato di questi strumenti. Offre una vera e propria roadmap per utilizzare i social media e riuscire così a presidiare il mercato, creare relazioni efficaci con i target di riferimento, rafforzare la reputazione e acquisire nuovi clienti. L’ecosistema dei social media e delle applicazioni mobile sta generando un nuovo orientamento delle strategie d’impresa focalizzato sulla partecipazione e sulla co-creazione dei contenuti online. Un mercato sempre più liquido e turbolento necessita di aziende capaci di fare propri questi cambiamenti e di ideare strategie di marketing e comunicazione che rispondano concretamente a una pluralità di consumatori sempre più esigenti e consapevoli del proprio ruolo in relazione ai brand. Questo libro, nato dalle esperienze maturate nel settore della consulenza aziendale, descrive i passi che le aziende oggi sono chiamate a compiere per utilizzare i social media come strumenti utili a presidiare il mercato, creare relazioni efficaci con i loro target di riferimento, rafforzare la reputazione e acquisire nuovi clienti. Una guida indispensabile, dunque, per tutti coloro che intendano generare valore. &#160; Indice e introduzione terza edizione Social Media e Comunicazione di marketing Alessandro Prunesti from Alessandro Prunesti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="http://www.slideshare.net/slideshow/embed_code/18180718" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no" width="476" height="400"></iframe><br />
La nuova edizione (totalmente rinnovata, 400 pagine) di un volume per i marketing men che debbono capire come funziona oggi l’ecosistema dei social media e avere una guida strutturata e completa per pianificare e gestire attività di marketing attraverso l’uso integrato di questi strumenti.<br />
Offre una vera e propria roadmap per utilizzare i social media e riuscire così a presidiare il mercato, creare relazioni efficaci con i target di riferimento, rafforzare la reputazione e acquisire nuovi clienti.<br />
L’ecosistema dei social media e delle applicazioni mobile sta generando un nuovo orientamento delle strategie d’impresa focalizzato sulla partecipazione e sulla co-creazione dei contenuti online.<br />
Un mercato sempre più liquido e turbolento necessita di aziende capaci di fare propri questi cambiamenti e di ideare strategie di marketing e comunicazione che rispondano concretamente a una pluralità di consumatori sempre più esigenti e consapevoli del proprio ruolo in relazione ai brand.<br />
Questo libro, nato dalle esperienze maturate nel settore della consulenza aziendale, descrive i passi che le aziende oggi sono chiamate a compiere per utilizzare i social media come strumenti utili a presidiare il mercato, creare relazioni efficaci con i loro target di riferimento, rafforzare la reputazione e acquisire nuovi clienti.<br />
Una guida indispensabile, dunque, per tutti coloro che intendano generare valore.</p>
<p>&nbsp;<br />
<iframe src="http://www.slideshare.net/slideshow/embed_code/21284744" width="427" height="356" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no" style="border:1px solid #CCC;border-width:1px 1px 0;margin-bottom:5px" allowfullscreen webkitallowfullscreen mozallowfullscreen> </iframe>
<div style="margin-bottom:5px"> <strong> <a href="http://www.slideshare.net/prust/indice-e-introduzione-terza-edizione-social-media-e-comunicazione-di-marketing-alessandro-prunesti" title="Indice e introduzione terza edizione Social Media e Comunicazione di marketing Alessandro Prunesti" target="_blank">Indice e introduzione terza edizione Social Media e Comunicazione di marketing Alessandro Prunesti</a> </strong> from <strong><a href="http://www.slideshare.net/prust" target="_blank">Alessandro Prunesti</a></strong> </div>
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		<title>Il 19 aprile al TEDx Via della Conciliazione: &#8220;Religious Freedom Today&#8221;</title>
		<link>http://www.alessandroprunesti.com/il-19-aprile-al-tedx-via-della-conciliazione-religious-freedom-today/</link>
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		<pubDate>Thu, 07 Feb 2013 10:17:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Prunesti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
		<category><![CDATA[religious freedom today]]></category>
		<category><![CDATA[tedx via della conciliazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Venerdi 19 aprile 2013 all&#8217;Auditorium in via della Conciliazione (Roma) si terrà la conferenza TEDxVDC &#8211; Religious Freedom Today, che sto contribuendo ad organizzare. Il tema che sarà trattato è quello della libertà religiosa nel mondo, con particolare attenzione al ruolo svolto da internet e le nuove tecnologie digitali. Tra l&#8217;altro già Mark Zuckerberg vede in Facebook, con il suo progetto &#8220;Peace&#8221;, uno strumento che può aiutare le persone a superare le divisioni politiche, etniche e religiose. Per chi volesse avere ulteriori informazioni, è possibile: Visitare il sito web; Controllare quali saranno gli speakers; Diventare fan su Facebook o fare following sugli altri social media già attivi per l&#8217;evento. &#160; Le conferenze TEDx vedono la partecipazione di centinaia di persone: il format seguito dai TEDx per l&#8217;organizzazione e la gestione degli eventi è equivalente a quello delle famose conferenze TED, con la differenza che i TEDx vengono organizzati in modo indipendente. &#160;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.alessandroprunesti.com/wp-content/uploads/2013/02/slider1-e1352830267479-2.jpg"><img class="size-medium wp-image-1816 alignright" title="slider1-e1352830267479 2" src="http://www.alessandroprunesti.com/wp-content/uploads/2013/02/slider1-e1352830267479-2-300x106.jpg" alt="" width="300" height="106" /></a>Venerdi 19 aprile 2013 all&#8217;Auditorium in via della Conciliazione (Roma) si terrà la <a href="http://www.tedxviadellaconciliazione.com/">conferenza TEDxVDC &#8211; Religious Freedom Today</a>, che sto contribuendo ad organizzare.</p>
<p>Il tema che sarà trattato è quello della libertà religiosa nel mondo, con particolare attenzione al ruolo svolto da internet e le nuove tecnologie digitali.</p>
<p>Tra l&#8217;altro già Mark Zuckerberg vede in Facebook, c<a href="http://peace.facebook.com/">on il suo progetto &#8220;Peace&#8221;</a>, uno strumento che può aiutare le persone a superare le divisioni politiche, etniche e religiose.</p>
<p>Per chi volesse avere ulteriori informazioni, è possibile:</p>
<ul>
<li>Visitare il <a href="http://www.tedxviadellaconciliazione.com">sito web</a>;</li>
<li>Controllare q<a href="http://www.tedxviadellaconciliazione.com/speakers/">uali saranno gli speakers</a>;</li>
<li>Diventare <a href="https://www.facebook.com/tedxviadellaconciliazione">fan su Facebook</a> o fare following sugli altri social media già attivi per l&#8217;evento.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le conferenze TEDx vedono la partecipazione di centinaia di persone: il format seguito dai TEDx per l&#8217;organizzazione e la gestione degli eventi è equivalente a quello delle famose <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/TED_(conferenza)">conferenze TED</a>, con la differenza che i TEDx vengono organizzati in modo indipendente.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Terremoto in Pianura Padana, social media e crowdsourcing</title>
		<link>http://www.alessandroprunesti.com/terremoto-in-pianura-padana-social-media-e-crowdsourcing/</link>
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		<pubDate>Thu, 31 Jan 2013 10:55:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Prunesti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
		<category><![CDATA[crowdsourcing]]></category>
		<category><![CDATA[instagram]]></category>
		<category><![CDATA[social media]]></category>
		<category><![CDATA[terremoto emilia]]></category>

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		<description><![CDATA[Sul numero 80 della rivista Geomedia, di prossima pubblicazione, sarà pubblicata una mia ricerca sull&#8217;uso dei social media e del crowdsourcing come strumenti più utilizzati per la comunicazione  dei danni provocati dal terremoto in Pianura Padana e per l&#8217;organizzazione delle iniziative di solidarietà. Pubblico qui in anteprima un estratto della ricerca. La sequenza sismica verificatasi in Emilia Romagna, Lombardia e Veneto a partire dal Maggio 2012, culminata con le due tragiche scosse del 20 e 29 maggio, ha provocato la morte di 27 persone, 350 feriti e 16&#8217;000 senzatetto. Sono stati finora valutati danni per 13,2 miliardi di Euro. Non è purtroppo raro che il nostro Paese venga colpito da una scossa con conseguenze catastrofiche; basta ricordare il terremoto dell’Irpinia nel 1980, dell’Umbria nel 1997 e dell’Aquila nel 2009. E’ tuttavia la prima volta, se si esclude il precedente dell&#8217;Aquila nel 2009, che le nuove tecnologie della comunicazione online vengono utilizzate come veicolo di narrazione collettiva della tragedia e come strumento auto-organizzazione delle popolazioni colpite. Nel periodo di più intensa attività sismica la narrazione collettiva della tragedia si è configurata come un intreccio tra i contenuti user-generated dagli utenti sui social media e i mezzi di comunicazione tradizionali (TV, radio e carta stampata) che hanno in molti casi rilanciato le informazioni originariamente condivise online dai comuni cittadini. La visibilità online acquisita dalla tragedia del sisma è stata così preponderante che i termini “Terremoto” e “INGV” risultano essere le parole chiave più ricercate nel 2012 su Google. (fonte: Google Zeitgeist 2012). Tutto ciò è stato reso possibile dalle peculiarità dei processi comunicativi del web 2.0, che privilegiano la condivisione in tempo reale di contenuti spontanei grazie alle connessioni ad internet in mobilità consentite oggi da smartphone e tablet. Le stesse difficoltà di collegamento alle reti cellulari, che avvengono normalmente in questi casi e che avrebbero potuto limitare l’attività spontanea degli utenti, sono state attenuate da una ulteriore iniziativa collettiva promossa dai cittadini e diffusa su Twitter: l’apertura delle reti wi-fi domestiche, tipicamente collegate alla rete telefonica fissa e protette da password, più affidabili e stabili rispetto alle reti  di telecomunicazione mobili. Twitter, Facebook, Instagram, YouTube e i blog sono stati i social media che hanno consentito alle persone colpite di narrare la tragedia del terremoto e creare network di collaborazione tra singoli individui, istituzioni ed aziende presenti non solo nei luoghi maggiormente colpiti dal sisma, ma distribuite su tutto il territorio nazionale. Si fa riferimento, in particolare: Alle segnalazioni in tempo reale dei danni provocati dal terremoto e all’uso del web  come piattaforma di supporto “dal basso” per l’organizzazione delle iniziative spontanee di soccorso e di solidarietà; All’uso dei social media come strumenti diretti di testimonianza del sisma e di approfondimento di specifici episodi legati alla tragedia; All’organizzazione di una rete di vendita per le forme di parmigiano danneggiate dalle scosse; Ai progetti di innovazione per lo sviluppo di applicazioni e servizi webdi utilità sociale. Un ruolo di primo piano è stato svolto da Twitter ed Instagram, due piattaforme  che hanno consentito agli utenti della Rete di generare un flusso ininterrotto di informazioni tuttora attivo. Vediamo brevemente cosa sono e come funzionano. Dalle segnalazioni della prima scossa ai campi autogestiti Nella notte della prima forte scossa del 20 maggio Twitter è stato per quasi 40 minuti il primo e unico canale di informazione in tempo reale sul terremoto. “Enorme scossa di terremoto ORA modena #sanfelice.pare che le case siano OK, interni case distrutti, gente in strada” fu uno dei primi messaggi di allarme lanciati in rete circa 10 minuti dopo la scossa da Gianluca Diegoli, un blogger che si trovava in uno dei comuni colpiti. La geolocalizzazione degli utenti di Twitter ha consentito di evidenziare con grande precisione la provenienza geografica delle segnalazioni che, nella notte del 20 maggio, citavano la parola Terremoto o aggregavano le discussioni online sotto l’hashtag #terremoto e #terremotoemilia. Ne è emersa una fotografia dove centinaia di utenti, nei minuti immediatamente successivi al terremoto, hanno contribuito alla costruzione di un flusso di informazioni condivise attraverso il quale è stato possibile ricostruire la cronaca e le emozioni delle persone svegliate nel cuore della notte. Fonte della foto: Vincenzo Cosenza  Twitter è stato utilizzato come canale di informazione e come strumento di auto-organizzazione delle popolazioni colpite dal terremoto. E’ stata inoltre la piattaforma più utilizzata per condividere online le foto scattate con Instagram. In particolare, sono state più di 7&#8217;000 le foto aggregate negli hashtag #terremoto e #terremotoemilia.  Esse costituiscono non solo la testimonianza diretta dei danni alle abitazioni civili, ai capannoni aziendali e agli edifici storici, ma evidenziano anche le scene di vita quotidiana delle popolazioni colpite e l’impegno dei tanti volontari che, sin dal primo giorno, si sono impegnati a fornire il loro aiuto alle popolazioni colpite. L’assistenza alle popolazioni colpite è stata effettuata sotto il coordinamento del Dipartimento Nazionale di Protezione Civile, ma anche indipendentemente da questo grazie alla solidarietà e al servizio prestato da associazioni e da privati. Decine di tendopoli si sono formate anche in modo spontaneo, attraverso forme embrionali di organizzazione nate per garantire l’assistenza reciproca, come nel caso dei campi autogestiti. L’organizzazione dei campi autogestiti è stata supportata dall’utilizzo dei social network e di applicazioni web che si sono dimostrate molto utili nel consentire la comunicazione e lo scambio delle informazioni su bisogni e operazioni in corso. In particolare, già poche ore dopo la prima forte scossa, il meccanismo di coordinamento dei campi autogestiti era già in azione ed è stato supportato dal sito web Terremotoemilia.com,  dal profilo Twitter @terremotoemilia e dalla omonima pagina Facebook, utilizzati per aggregare le segnalazioni utili al censimento dei campi autogestiti. La mobilitazione degli esperti del Web in soccorso dei terremotati Il sisma in Pianura Padana ha evidenziato la necessità di sviluppare applicazioni web e tecnologie che possano supportare le richieste di aiuto e i soccorsi alle popolazioni colpite da calamità naturali. Anche in questo caso internet si è dimostrato come un potente strumento di solidarietà grazie all’opera di associazioni no profit come Wikitalia,  che ha lanciato il progetto  Protezione Civica. Si tratta di una piattaforma di soccorso in caso di calamità che, nelle settimane del sisma, ha avuto l’obiettivo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Sul numero 80 della<a href="http://www.rivistageomedia.it/"> rivista Geomedia</a>, di prossima pubblicazione, sarà pubblicata una mia ricerca sull&#8217;uso dei social media e del crowdsourcing come strumenti più utilizzati per la comunicazione  dei danni provocati dal terremoto in Pianura Padana e per l&#8217;organizzazione delle iniziative di solidarietà. Pubblico qui in anteprima un estratto della ricerca.</em></p>
<p>La sequenza sismica verificatasi in Emilia Romagna, Lombardia e Veneto a partire dal Maggio 2012, culminata con le due tragiche scosse del 20 e 29 maggio, ha provocato la morte di 27 persone, 350 feriti e 16&#8217;000 senzatetto. Sono stati finora valutati danni per 13,2 miliardi di Euro.</p>
<p><a href="http://followgram.me/tag/terremotoemilia"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1809" title="La ricerca su Followgram per hashtag terremotoemilia" src="http://www.alessandroprunesti.com/wp-content/uploads/2013/01/emilia1-300x261.png" alt="" width="300" height="261" /></a></p>
<p>Non è purtroppo raro che il nostro Paese venga colpito da una scossa con conseguenze catastrofiche; basta ricordare il terremoto dell’Irpinia nel 1980, dell’Umbria nel 1997 e dell’Aquila nel 2009.</p>
<p>E’ tuttavia la prima volta, se si esclude il precedente dell&#8217;Aquila nel 2009, che le nuove tecnologie della comunicazione online vengono utilizzate come veicolo di narrazione collettiva della tragedia e come strumento auto-organizzazione delle popolazioni colpite. Nel periodo di più intensa attività sismica la narrazione collettiva della tragedia si è configurata come un intreccio tra i contenuti user-generated dagli utenti sui social media e i mezzi di comunicazione tradizionali (TV, radio e carta stampata) che hanno in molti casi rilanciato le informazioni originariamente condivise online dai comuni cittadini.</p>
<p>La visibilità online acquisita dalla tragedia del sisma è stata così preponderante che i termini “Terremoto” e “INGV” risultano essere le parole chiave più ricercate nel 2012 su Google. (fonte:<a href="http://www.google.com/intl/it/zeitgeist/2012/index.html#the-world"> Google Zeitgeist 2012</a>).</p>
<p>Tutto ciò è stato reso possibile dalle peculiarità dei processi comunicativi del web 2.0, che privilegiano la condivisione in tempo reale di contenuti spontanei grazie alle connessioni ad internet in mobilità consentite oggi da smartphone e tablet. Le stesse difficoltà di collegamento alle reti cellulari, che avvengono normalmente in questi casi e che avrebbero potuto limitare l’attività spontanea degli utenti, sono state attenuate da una ulteriore iniziativa collettiva promossa dai cittadini e diffusa su Twitter: l’apertura delle reti wi-fi domestiche, tipicamente collegate alla rete telefonica fissa e protette da password, più affidabili e stabili rispetto alle reti  di telecomunicazione mobili.</p>
<p>Twitter, Facebook, Instagram, YouTube e i blog sono stati i social media che hanno consentito alle persone colpite di narrare la tragedia del terremoto e creare network di collaborazione tra singoli individui, istituzioni ed aziende presenti non solo nei luoghi maggiormente colpiti dal sisma, ma distribuite su tutto il territorio nazionale.<br />
Si fa riferimento, in particolare:</p>
<ul>
<li>Alle segnalazioni in tempo reale dei danni provocati dal terremoto e all’uso del web  come piattaforma di supporto “dal basso” per l’organizzazione delle iniziative spontanee di soccorso e di solidarietà;</li>
<li>All’uso dei social media come strumenti diretti di testimonianza del sisma e di approfondimento di specifici episodi legati alla tragedia;</li>
<li>All’organizzazione di una rete di vendita per le forme di parmigiano danneggiate dalle scosse;</li>
<li>Ai progetti di innovazione per lo sviluppo di applicazioni e servizi webdi utilità sociale.</li>
</ul>
<p>Un ruolo di primo piano è stato svolto da Twitter ed Instagram, due piattaforme  che hanno consentito agli utenti della Rete di generare un flusso ininterrotto di informazioni tuttora attivo. Vediamo brevemente cosa sono e come funzionano.</p>
<p><strong>Dalle segnalazioni della prima scossa ai campi autogestiti</strong></p>
<p>Nella notte della prima forte scossa del 20 maggio Twitter è stato per quasi 40 minuti il primo e unico canale di informazione in tempo reale sul terremoto. “Enorme scossa di terremoto ORA modena #sanfelice.pare che le case siano OK, interni case distrutti, gente in strada” fu uno dei primi messaggi di allarme lanciati in rete circa 10 minuti dopo la scossa da Gianluca Diegoli, un blogger che si trovava in uno dei comuni colpiti.</p>
<p>La geolocalizzazione degli utenti di Twitter ha consentito di evidenziare con grande precisione la provenienza geografica delle segnalazioni che, nella notte del 20 maggio, citavano la parola Terremoto o aggregavano le discussioni online sotto l’hashtag #terremoto e #terremotoemilia. Ne è emersa una fotografia dove centinaia di utenti, nei minuti immediatamente successivi al terremoto, hanno contribuito alla costruzione di un flusso di informazioni condivise attraverso il quale è stato possibile ricostruire la cronaca e le emozioni delle persone svegliate nel cuore della notte.</p>
<p style="text-align: center;" align="center"><a href="http://vincos.it/2012/05/20/la-bomba-e-il-terromoto-in-italia-mappe-geografiche-ed-emotive/"><img class="size-medium wp-image-1804 aligncenter" title="Schermata 01-2456324 alle 11.36.29" src="http://www.alessandroprunesti.com/wp-content/uploads/2013/01/Schermata-01-2456324-alle-11.36.29-300x168.png" alt="" width="300" height="168" /></a></p>
<p><em>Fonte della foto:</em><em> </em><em><a href="http://vincos.it/2012/05/20/la-bomba-e-il-terromoto-in-italia-mappe-geografiche-ed-emotive/">Vincenzo Cosenza </a></em></p>
<p><em></em><br />
Twitter è stato utilizzato come canale di informazione e come strumento di auto-organizzazione delle popolazioni colpite dal terremoto. E’ stata inoltre la piattaforma più utilizzata per condividere online le foto scattate con Instagram. In particolare, sono state più di 7&#8217;000 le foto aggregate negli hashtag #terremoto e #terremotoemilia.  Esse costituiscono non solo la testimonianza diretta dei danni alle abitazioni civili, ai capannoni aziendali e agli edifici storici, ma evidenziano anche le scene di vita quotidiana delle popolazioni colpite e l’impegno dei tanti volontari che, sin dal primo giorno, si sono impegnati a fornire il loro aiuto alle popolazioni colpite.</p>
<p>L’assistenza alle popolazioni colpite è stata effettuata sotto il coordinamento del Dipartimento Nazionale di Protezione Civile, ma anche indipendentemente da questo grazie alla solidarietà e al servizio prestato da associazioni e da privati. Decine di tendopoli si sono formate anche in modo spontaneo, attraverso forme embrionali di organizzazione nate per garantire l’assistenza reciproca, come nel caso dei campi autogestiti. L’organizzazione dei campi autogestiti è stata supportata dall’utilizzo dei social network e di applicazioni web che si sono dimostrate molto utili nel consentire la comunicazione e lo scambio delle informazioni su bisogni e operazioni in corso. In particolare, già poche ore dopo la prima forte scossa, il meccanismo di coordinamento dei campi autogestiti era già in azione ed è stato supportato dal sito web <a href="http://terremotoemilia.com/">Terremotoemilia.com</a>,  dal profilo Twitter <a href="http://www.twitter.com/terremotoemilia">@terremotoemilia</a> e dalla omonima pagina Facebook, utilizzati per aggregare le segnalazioni utili al censimento dei campi autogestiti.</p>
<p><strong>La mobilitazione degli esperti del Web in soccorso dei terremotati</strong></p>
<p>Il sisma in Pianura Padana ha evidenziato la necessità di sviluppare applicazioni web e tecnologie che possano supportare le richieste di aiuto e i soccorsi alle popolazioni colpite da calamità naturali. Anche in questo caso internet si è dimostrato come un potente strumento di solidarietà grazie all’opera di associazioni no profit come Wikitalia,  che ha lanciato il progetto  Protezione Civica. Si tratta di una piattaforma di soccorso in caso di calamità che, nelle settimane del sisma, ha avuto l’obiettivo di catalizzare le energie di centinaia di volontari raccogliendo le loro segnalazioni e geolocalizzarle su una mappa online. A Wikitalia si sono aggiunte altre associazioni come Informatici senza frontiere (una onlus la cui missione sociale è quella di far leva sull&#8217;informatica per portare un aiuto concreto a chi vive situazioni di emarginazione e difficoltà), e Indigeni Digitali, un’associazione che si prefigge di diffondere i valori della cultura digitale nel nostro Paese.<br />
Internet si è dimostrata, ancora una volta, un potente strumento di coesione sociale. Ne è ulteriore prova l&#8217;evento organizzato alla community <a href="http://hackathonterremoto.wordpress.com/">Hackathon Terremoto</a> e ospitato presso l&#8217;Università di Bologna i 16 e 17 giugno 2012.</p>
<p>L’hackathon è un evento in cui programmatori ed esperti di informatica si riuniscono per una sessione tematica di programmazione, che ha generalmente l’obiettivo di produrre una o più applicazioni web che possano soddisfare gli obiettivi della sessione di lavoro.<br />
In particolare, nell’hackathon di Bologna sono stati messi a disposizione dei partecipanti, riuniti in team di lavoro, 48 ore per sviluppare applicazioni e soluzioni web finalizzate ad aiutare le popolazioni dell’Emilia colpite dal terremoto, che potessero essere riutilizzabili per casi simili.<br />
La sessione dei lavori, che è stata trasmessa su Twitter attraverso l’hashtag #hackathonterremoto, ha dato alla luce numerose applicazioni utilizzabili principalmente come strumenti di supporto alla segnalazione dei danni del terremoto, all’organizzazione delle attività di soccorso e agli interventi di ricostruzione post-sisma.</p>
<p><strong>La creazione di una rete commerciale per la vendita delle forme di Parmigiano danneggiate dal terremoto</strong></p>
<p>Il sisma ha provocato ingenti danni ai magazzini di stoccaggio del parmigiano reggiano, rovesciando e spezzando più di 300 mila forme da 40 chili ciascuna, per un danno equivalente a circa il 10% della produzione annua.<br />
I social media si sono dimostrati gli strumenti più efficaci per promuovere la rete di vendita organizzata dal Comitato gruppo caseifici terremotati del Parmigiano Reggiano. Il Consorzio Parmigiano Reggiano non si era mai occupato prima della commercializzazione e della vendita del parmigiano, tuttavia nel periodo straordinario del sisma ha cercato di favorire al massimo la vendita dei caseifici dove fosse possibile l’acquisto diretto delle forme.</p>
<p>A tale scopo, nei giorni immediatamente successivi alle prime due forti scosse, sulla pagina Facebook del Parmigiano Reggiano è stata creata la nota “Terremoto: aggiornamenti sulla situazione”, al cui interno sono statecondivisi aggiornamenti e informazioni sui caseifici dove era possibile l’acquisto diretto del parmigiano.<br />
L’iniziativa promossa dal consorzio ha generato un veloce passaparola tra i blogger attivi in Rete, che hanno rilanciato l’iniziativa creando specifici post sui loro blog, su Facebook e Twitter.</p>
<p><strong>La testimonianza della tragedia attraverso i contenuti multimediali </strong></p>
<p>Le modalità di fruizione della Rete privilegiano la dinamicità dei contenuti multimediali perché attirano maggiormente l’attenzione e stimolano in modo naturale il passaparola tra gli utenti. La costante diffusione di fotocamere digitali e di smartphone di ultima generazione sta avvicinando ampie fasce di persone al mondo della fotografia e delle riprese video.<br />
La tragedia del terremoto è stata ampiamente testimoniata da numerose iniziative che hanno spinto le persone a creare e condividere contenuti multimediali e user-generated attraverso tre principali modalità di partecipazione:</p>
<ul>
<li>Iniziative individuali e non organizzate, come <a href="http://followgram.me/tag/terremotoemilia">nel caso dell’uso di Instagram di parte di singoli cittadini</a>, dove le fotografie del terremoto sono state aggregate sotto gli hashtag #terremoto e #terremotoemilia;</li>
<li>Iniziative più strutturate e promosse sui social network che hanno coinvolto fotografi dilettanti e professionisti, come nel caso di Shoot4change organizzato dalla rete Protezione Civica;</li>
<li>Video amatoriali pubblicati online su Youreporter.it, che testimoniano in presa diretta quello che hanno visto le popolazioni colpite direttamente dal sisma.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>Una prima iniziativa è stata organizzata da <em>Protezione Civica</em>, che ha chiesto la collaborazione degli utenti della Rete per segnalare i danni provocati dal terremoto, georeferenziandoli attraverso la piattaforma di cartografia <em>open source</em> fornita da <em>openstreetmap.org</em>.</p>
<p>Una seconda iniziativa, afferente al settore della ricerca scientifica, è stata svolta dal GREAL – Geographic Research And Application Laboratory dell’Università Europea di Roma, che ha <a href="http://www.universitaeuropeadiroma.it/studenti/raccolta-di-segnalazioni-relative-ai-danni-agli-edifici-storici-danneggiati-dal-terremoto-del-maggio-2012/">condiviso online le segnalazioni di danni al patrimonio storico e architettonico delle zone colpite</a>, geolocalizzando foto e descrizioni fornite dagli utenti (per soggettive o parziali che potessero essere) su una mappa di Google accessibile a tutti gli utenti della Rete.</p>
<p>In entrambi i casi, le iniziative sono state portate a conoscenza del pubblico attraverso il passaparola generato su <em>social network</em>, <em>blog</em> e testate di informazione locali e nazionali, particolarmente sensibili, negli scorsi mesi, al tema del terremoto e desiderose, quindi, di partecipare ad iniziative in favore delle popolazioni colpite.</p>
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		<title>I burattinai della Rete che dominano l&#8217;infosfera</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Oct 2012 14:27:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Prunesti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
		<category><![CDATA[conferenza di Dubai]]></category>
		<category><![CDATA[full spectrum dominance]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblico in questo blog l&#8217;articolo che ho pubblicato in anteprima su Intervistato.com qualche settimana fa. In queste ultime settimane le principali discussioni condivise tra gli esponenti più seguiti del web sono relative all’Agenzia Digitale e allo sviluppo dell’ecosistema delle Startup. Si tratta di discussioni importanti e che fanno bene al nostro Paese, nei casi in cui queste siano supportate da studi approfonditi o esperienze concrete, funzionali alla generazione di valore condiviso. In altri casi, purtroppo, il dibattito degenera in una gazzarra di memi lanciati con la volontà esclusiva di  generare audience, followers e retweet capaci di alterare la visibilità dei propri “giardini recintati”: post su blog, profili Facebook e stream di Twitter ad uso e consumo dei cervelli svuotati che cliccano su “mi piace” o  pubblicano commenti  senza approfondire i reali temi delle discussioni. A molti utenti della Rete sfugge tuttavia una visione più ampia del futuro di internet e delle sue applicazioni. Prigionieri delle discussioni in tempo reale indotte dall’infosfera nella quale tutti noi siamo immersi, rischiamo di perdere la capacità di osservare con occhio più distaccato cosa avviene intorno a noi. Temo che la miopia indotta da una visione non olistica delle istanze della Rete, oggi così assorta nelle discussioni su temi decisamente attuali ma anche fortemente locali, non ci sta facendo accorgere che i burattinai di internet stanno per tessere le trame del web per il XXI secolo. E scusate se è poco… In pratica, non riusciamo a vedere cosa sta per accadere al di sopra del nostro naso, e in particolare le decisioni che tra poche settimane saranno prese da chi governa le infrastrutture dove scorre la linfa vitale del Web. Dal 3 al 4 dicembre 2012 si terrà a Dubai la Conferenza Mondiale sulle Telecomunicazioni Internazionali (WCIT-12). Questa conferenza rivedrà alcuni aspetti fondamentali dei regolamenti internazionali sulle telecomunicazioni: si tratta di un trattato globale vincolante che definisce i principi che governano il modo in cui sono gestite le attività di telecomunicazione, comprese quelle online. L’ultima volta che furono rinegoziate le regole fu a Melbourne, in Australia, nel 1988. E’ chiaro che, alla luce delle evoluzioni della network society, sia necessario aggiornare i regolamenti internazionali. Si giocherà, insomma, la partita per il dominio della Rete. Al suo interno, come afferma il bravissimo Luca Mainoldi sul quaderno speciale di  Limes “Media come armi”, si confronteranno due vasti schieramenti, che difendono idee diverse sui principi che sottendono alla libertà del Web. Da un lato gli Stati Uniti e alcuni loro alleati, che intendono mantenere il regime multi-stakeholders che oggi regola la gestione di internet; dall’altro le diverse potenze non occidentali, che intendono contrastare la strategia americana volta alla full spectrum dominance tramite l’affermazione del principio della information security, imponendo cioè un controllo multi governativo basato su organizzazioni collegate all’ONU come l’ITU – International Telecommunications Union. Prima di chiederci quale sarà il ruolo dell’Italia nello scacchiere geopolitico mondiale del governo della Rete (sarebbe una interessante domanda da fare al Presidente del Consiglio Monti),  occorre delineare a grandi linee le caratteristiche dei due schieramenti che si affronteranno a dicembre. La strategia della full spectrum dominance si basa sul principio che le forze USA e i loro alleati debbano mantenere il pieno controllo simultaneo delle cinque dimensioni di interesse strategico: Terra; Mare; Aria; Spazio extra-atmosferico; Cyberspazio. L’esercizio del dominio può avvenire anche attraverso l’uso dello smart power, appoggiando movimenti e dissidenti che promuovono i principi della democrazia  occidentale nei Paesi dove, in questi ultimi due anni, stanno avvenendo rivolte e/o cambi di regime più o meno sanguinosi: Iran, Tunisia, Egitto, Libia, Siria. L’utilizzo delle piattaforme web 2.0 e dei social media diventa strategico per il mantenimento della full spectrum dominance. Non tutti sanno che le tecniche utilizzate durante la Primavera Araba, che avevano l’obiettivo di utilizzare tecnologie informatiche per bypassare il controllo agli accessi a internet da parte dei regimi dittatoriali, furono sperimentate già in Moldova nel 2009. E alcuni protagonisti delle rivolte del 2011  hanno partecipato ad appositi corsi di formazione promossi dal Dipartimento di Stato, la Open Society di Soros o il National Endowment for Democracy. Insomma, il web 2.0 è integrato nelle strategie di Intelligence, psicologiche e militari non solo americane, ma di tutti i Paesi della NATO, compresa l’Italia. Anche nel nostro Paese, infatti, negli ambienti militari (e non solo) è aperto da anni il dibattito sull’uso dei media (non solo online) come sistema d’arma nell’ambito delle operazioni militari. Dunque, se da un lato il governo USA, in ambito civile, promuove i principi dell’Internet Freedom, dall’altra supporta lo sviluppo del Cybercommand, incaricato di condurre azioni difensive e offensive nei teatri operativi digitali, attraverso un gigantesco apparato di sorveglianza delle telecomunicazioni mondiali basato sulla National Security Agency. Alla visione della Full Spectrum Dominance si contrappone la visione appoggiata principalmente dai governi di Russia e Cina, che vogliono imporre una gestione della Rete basata sul principio della information security, stabilendo il principio di un controllo internazionale su internet basato sulle capacità di supervisione dell’ITU, che è un organismo dell’ONU. L’obiettivo principale della information security è quello di affermare un modello secondo il quale occorre controllare le informazioni trasmesse via Internet che possano minare la stabilità degli interessi nazionali. Coerentemente con questa visione la Russia, insieme a Cina, Uzbekistan e Tagikistan, ha presentato all’Assemblea Generale dell’ONU un codice di condotta per la sicurezza globale dell’informazione. In pratica, la regolamentazione delle problematiche pubbliche relative a Internet deve rientrare nelle prerogative sovrane degli Stati, e non deve essere delegata ad organismi sovranazionali come Icann e IETF. A dicembre, con ogni probabilità, si deciderà il destino di internet. E sarà una decisione presa direttamente da quella sovrasfera di potere che ha il potere di decidere fisicamente  se lasciare libera la Rete, imbrigliare lo scambio delle informazioni  o tagliare direttamente via i nodi considerati scomodi o pericolosi per gli interessi strategici di uno o più Paesi. La domanda che chi vive la Rete ogni giorno dovrebbe farsi è allora: qual è il ruolo dell’Europa, e in particolare del Governo Italiano, in relazione alla Conferenza di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblico in questo blog l&#8217;<a href="http://www.intervistato.com/2012/10/i-burattinai-della-rete-che-dominano.html" target="_blank">articolo che ho pubblicato in anteprima su Intervistato.com</a> qualche settimana fa.</p>
<p>In queste ultime settimane le principali discussioni condivise tra gli esponenti più seguiti del web sono relative all’Agenzia Digitale e allo sviluppo dell’ecosistema delle Startup.</p>
<p>Si tratta di discussioni importanti e che fanno bene al nostro Paese, nei casi in cui queste siano supportate da studi approfonditi o esperienze concrete, funzionali alla generazione di valore condiviso.</p>
<p>In altri casi, purtroppo, il dibattito degenera in una gazzarra di memi lanciati con la volontà esclusiva di  generare <em>audience</em>, <em>followers</em> e <em>retweet</em> capaci di alterare la visibilità dei propri “giardini recintati”: post su blog, profili Facebook e <em>stream</em> di Twitter ad uso e consumo dei <em><a href="http://www.alessandroprunesti.com/ossessioni-digitali-critica-alluso-del-web-fatto-recentemente-in-italia/">cervelli svuotati</a></em> che cliccano su “mi piace” o  pubblicano commenti  senza approfondire i reali temi delle discussioni.</p>
<p>A molti utenti della Rete sfugge tuttavia una visione più ampia del futuro di internet e delle sue applicazioni. Prigionieri delle discussioni in tempo reale indotte dall’infosfera nella quale tutti noi siamo immersi, rischiamo di perdere la capacità di osservare con occhio più distaccato cosa avviene intorno a noi. Temo che la miopia indotta da una visione non olistica delle istanze della Rete, oggi così assorta nelle discussioni su temi decisamente attuali ma anche fortemente locali, non ci sta facendo accorgere che i burattinai di internet stanno per tessere le trame del web per il XXI secolo. E scusate se è poco…</p>
<p>In pratica, non riusciamo a vedere cosa sta per accadere al di sopra del nostro naso, e in particolare le decisioni che tra poche settimane saranno prese da chi governa le infrastrutture dove scorre la linfa vitale del Web.</p>
<p>Dal 3 al 4 dicembre 2012 si terrà a Dubai la <a href="http://www.itu.int/en/wcit-12/Pages/default.aspx">Conferenza Mondiale sulle Telecomunicazioni Internazionali (WCIT-12)</a>. Questa conferenza rivedrà alcuni aspetti fondamentali dei <a href="http://www.itu.int/oth/T3F01000001">regolamenti internazionali sulle telecomunicazioni</a>: si tratta di un trattato globale vincolante che definisce i principi che governano il modo in cui sono gestite le attività di telecomunicazione, comprese quelle online. L’ultima volta che furono rinegoziate le regole fu a Melbourne, in Australia, nel 1988. E’ chiaro che, alla luce delle evoluzioni della <a href="http://www.umass.edu/digitalcenter/research/pdfs/JF_NetworkSociety.pdf">network society</a>, sia necessario aggiornare i regolamenti internazionali.</p>
<p>Si giocherà, insomma, la partita per il dominio della Rete. Al suo interno, come afferma il bravissimo Luca Mainoldi sul <a href="http://temi.repubblica.it/limes/media-come-armi/34415">quaderno speciale di  Limes “Media come armi”</a>, si confronteranno due vasti schieramenti, che difendono idee diverse sui principi che sottendono alla libertà del Web.</p>
<p>Da un lato gli Stati Uniti e alcuni loro alleati, che intendono mantenere il regime <em>multi-stakeholders</em> che oggi regola la gestione di internet; dall’altro le diverse potenze non occidentali, che intendono contrastare la strategia americana volta alla <em>full spectrum dominance</em> tramite l’affermazione del principio della <em>information security</em>, imponendo cioè un controllo multi governativo basato su organizzazioni collegate all’ONU come <a href="http://www.itu.int/en/Pages/default.aspx">l’ITU – International Telecommunications Union</a>.</p>
<p>Prima di chiederci quale sarà il ruolo dell’Italia nello scacchiere geopolitico mondiale del governo della Rete (sarebbe una interessante domanda da fare al Presidente del Consiglio Monti),  occorre delineare a grandi linee le caratteristiche dei due schieramenti che si affronteranno a dicembre.</p>
<p>La strategia della <em>full spectrum dominance</em> si basa sul principio che le forze USA e i loro alleati debbano mantenere il pieno controllo simultaneo delle cinque dimensioni di interesse strategico:</p>
<ul>
<li>Terra;</li>
<li>Mare;</li>
<li>Aria;</li>
<li>Spazio extra-atmosferico;</li>
<li>Cyberspazio.</li>
</ul>
<p>L’esercizio del dominio può avvenire anche attraverso l’uso dello <em>smart power</em>, appoggiando movimenti e dissidenti che promuovono i principi della democrazia  occidentale nei Paesi dove, in questi ultimi due anni, stanno avvenendo rivolte e/o cambi di regime più o meno sanguinosi: Iran, Tunisia, Egitto, Libia, Siria.</p>
<p>L’utilizzo delle piattaforme web 2.0 e dei social media diventa strategico per il mantenimento della <em>full spectrum dominance</em>. Non tutti sanno che le tecniche utilizzate durante la Primavera Araba, che avevano l’obiettivo di utilizzare tecnologie informatiche per bypassare il controllo agli accessi a internet da parte dei regimi dittatoriali, furono <a href="http://www.nytimes.com/2009/04/08/world/europe/08moldova.html?pagewanted=all&amp;_moc.semityn.www">sperimentate già in Moldova nel 2009</a>. E alcuni protagonisti delle rivolte del 2011  hanno partecipato ad appositi corsi di formazione promossi dal Dipartimento di Stato, la <a href="http://www.soros.org/">Open Society di Soros</a> o il <a href="http://www.ned.org/">National Endowment for Democracy</a>.</p>
<p>Insomma, il web 2.0 è integrato nelle strategie di Intelligence, psicologiche e militari non solo americane, ma di tutti i Paesi della NATO, compresa l’Italia.</p>
<p>Anche nel nostro Paese, infatti, negli ambienti militari (e non solo) è aperto da anni il <a href="http://catalogo.casd.difesa.it/Document.htm&amp;numrec=031436980961870">dibattito</a> sull’uso dei media (non solo online) come sistema d’arma nell’ambito delle operazioni militari.</p>
<p>Dunque, se da un lato il governo USA, in ambito civile, promuove i principi <em>dell’Internet Freedom</em>, dall’altra supporta lo sviluppo del <em>Cybercommand</em>, incaricato di condurre azioni difensive e offensive nei teatri operativi digitali, attraverso un gigantesco apparato di sorveglianza delle telecomunicazioni mondiali basato sulla <a href="http://www.nsa.gov/">National Security Agency</a>.</p>
<p>Alla visione della Full Spectrum Dominance si contrappone la visione appoggiata principalmente dai governi di Russia e Cina, che vogliono imporre una gestione della Rete basata sul principio della <em>information security</em>, stabilendo il principio di un controllo internazionale su internet basato sulle capacità di supervisione dell’ITU, che è un organismo dell’ONU. L’obiettivo principale della information security è quello di affermare un modello secondo il quale <em>occorre controllare le informazioni trasmesse via Internet che possano minare la stabilità degli interessi nazionali</em>.</p>
<p>Coerentemente con questa visione la Russia, insieme a Cina, Uzbekistan e Tagikistan, ha presentato all’Assemblea Generale dell’ONU un codice di condotta per la sicurezza globale dell’informazione. In pratica, la regolamentazione delle problematiche pubbliche relative a Internet deve rientrare nelle prerogative sovrane degli Stati, e non deve essere delegata ad organismi sovranazionali come <a href="http://www.icann.org/">Icann</a> e <a href="http://www.ietf.org/">IETF</a>.</p>
<p>A dicembre, con ogni probabilità, si deciderà il destino di internet. E sarà una decisione presa direttamente da quella <em>sovrasfera di potere</em> che ha il potere di decidere fisicamente  se lasciare libera la Rete, imbrigliare lo scambio delle informazioni  o tagliare direttamente via i nodi considerati scomodi o pericolosi per gli interessi strategici di uno o più Paesi.</p>
<p>La domanda che chi vive la Rete ogni giorno dovrebbe farsi è allora<strong>: qual è il ruolo dell’Europa, e in particolare del Governo Italiano, in relazione alla Conferenza di Dubai di dicembre?</strong> Quali sono i valori e i princìpi che saranno portati all’attenzione della Conferenza?</p>
<p>Mi sembra che il ruolo dell’Europa, oggi così assorta nella risoluzione della più grave crisi finanziaria e politica della Storia moderna, si limiti alla gestione di tre priorità sul web:</p>
<ul>
<li>La lotta al cyber terrorismo;</li>
<li>La lotta ai crimini informatici;</li>
<li>La tutela dei diritti d’autore</li>
</ul>
<p>Occorre, insomma, essere coscienti del fatto che a dicembre, con ogni probabilità, sarà deciso:</p>
<ul>
<li>Come garantire (o impedire) la funzione democratica della Rete;</li>
<li>Come stabilire limiti alle recinzioni dei suoi servizi imposte dai grandi players privati.</li>
</ul>
<p>Occhi aperti, dunque. Il futuro della Rete potrebbe giocarsi a tavolino, mentre tutti sono impegnati in discussioni tese a spartirsi le ciliegine di una torta che potrebbe sciogliersi a breve.</p>
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