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	<title>Alessandro Prunesti</title>
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	<description>Enterprise Digital Innovation, Social Media Management, Sport Marketing e Formazione</description>
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		<title>I social media creano lavoro</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 17:30:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Prunesti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>

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		<description><![CDATA[Riporto online l&#8217;interessante articolo, a firma di Tiziano Tomiutti, pubblicato su Repubblica.it, dal titolo &#34;Facebook, il mondo social crea lavoro. In Italia vale 2,5 miliardi e 35 mila posti&#34;. Per quanti pensano che utilizzare Facebook sia solo una perdita di &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="http://www.alessandroprunesti.com/i-social-media-creano-lavoro/">Continua la lettura &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riporto online <a href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2012/01/24/news/facebook_il_social_lavoro-28651056/">l&#8217;interessante articolo, a firma di Tiziano Tomiutti</a>, pubblicato su Repubblica.it, dal titolo &quot;Facebook, il mondo social crea lavoro. In Italia vale 2,5 miliardi e 35 mila posti&quot;. Per quanti pensano che utilizzare Facebook sia solo una perdita di tempo e di soldi.</p>
<p align="justify"><strong>ROMA -</strong> La forza dei numeri è evidente. Con <a href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2012/01/23/news/social_la_mappa_dei_network_facebook_sempre_pi_global-28642084/" class="footnote">800 milioni di utenti attivi <sup>1</sup></a>, Facebook è il social network più frequentato del mondo, con gli altri che seguono alla lontana. E tra condivisioni di contenuti, &quot;mi piace&quot;, sondaggi, domande, giochi multiutente, check-in e soprattutto annunci mirati, Facebook produce denaro. </p>
<p>Un flusso di ricavi e guadagni che si traducono in posti di lavoro, anche in Italia. Una situazione fotografata dal rapporto commissionato da Facebook a Deloitte, un&#8217;istantanea dell&#8217;economia e dell&#8217;indotto del social network in Europa. </p>
<p>La forza dei numeri è palese: un giro d&#8217;affari di 15,3 miliardi di euro e un totale di 232mila posti di lavoro interessati dalle attività della grande F nel Vecchio Continente. L&#8217;Italia da sola occupa il 16% del grafico. Nelle cifre del rapporto Deloitte sono comprese la spesa per la pubblicità, il valore del marchio, la costruzione e il mantenimento dell&#8217;infrastruttura tecnologica, lo sviluppo di applicazioni, la pubblicità. Con un risultato chiaro: il social web, oltre a connettere le persone, crea un circuito economico di entità rilevante.</p>
<p><strong>Facebook in Italia.</strong> Secondo i dati di Deloitte, solo in Italia le attività di Facebook arrivano a contribuire al Pil per 2,5 miliardi di euro. I posti di lavoro che l&#8217;attività di Facebook procura, direttamente e nell&#8217;indotto, sono stimabili attorno ai 35mila. &quot;Facebook è un <em>enabler</em> &#8211; dice sir Richard Allen, direttore della policy in Europa per il social network &#8211; uno strumento in grado di dare impulso alle aziende&quot;.  </p>
<p>E in Italia, Facebook sembra svolgere questa funzione a modo: &quot;L&#8217;Italia arriva pochissimo dopo Germania e Francia nella nostra classifica europea del business&quot;, spiega ancora Allan. &quot;È un Paese molto reattivo e veloce, mostra grande partecipazione nell&#8217;uso degli strumenti del social marketing. Il modello economico di Facebook in Italia non si basa solo sull&#8217;utilizzo del sito, anche se la <em>business participation</em> ne è in effetti la voce principale (1,6 milardi di euro, circa 21mila posti di lavoro interessaiti). C&#8217;è comunque un indotto, essenzialmente di infrastruttura tecnologica, che permette al network di sorreggere ed espandere le attività, valutato circa 800 milioni di euro e tocca circa 10mila lavoratori. I restanti 2mila arrivano dal cosiddetto <em>platform effect</em>, le attività e le applicazioni rese possibili dalla piattaforma Facebook&quot;.</p>
<p>Il report di Deloitte è stato illustrato anche da Sheryl Sandberg, <em>chief operating officer</em> di Facebook: &quot;Facebook è molto più che condividere fotografie e mantenersi in contatto con gli amici. E&#8217; uno strumento di valore per le piccole e medie imprese, la spina dorsale dell&#8217;economia europea. Dobbiamo pertanto essere sicuri di investire nelle giuste direzioni, in questo momento di crisi globale, per continuare ad innovare e contribuire alla crescita dell&#8217;economia&quot;.</p>
<p><strong>&quot;Mi piace&quot; si evolve</strong>. Dopo il lancio negli Stati Uniti, <a href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2012/01/19/news/facebook_nuove_applicazioni-28395419/" class="Articolo footnote">le nuove applicazioni <sup>2</sup></a> per la timeline (il &quot;diario&quot;) arrivano anche in Italia. Da Tripadvisor a Foodpsotting, passando per Pinterest e Gogobot, gli utenti di Fb potranno attivare delle app sul proprio profilo-diario per rendere &quot;social&quot; alcuni aspetti della della propria vita prima esclusi dal flusso degli aggiornamenti. </p>
<p>In arrivo anche l&#8217;evoluzione del pulsante &quot;Mi piace&quot;, anche e soprattutto in chiave economica. L&#8217;utente potrà, oltre a dimostrare apprezzamento verso un particolare  elemento condiviso, dire al mondo che l&#8217;ha visto, l&#8217;ha ascoltato, lo desidera o l&#8217;ha comprato. &quot;E&#8217; una situazione in cui tutti vincono &#8211; spiega sir Allen &#8211; semplicemente perché rende sociale ciò he prima non lo era, arricchendo l&#8217;esperienza di Facebook. L&#8217;idea è di rendere le attività comuni più divertenti e condivisibili&quot;.</p></p>
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		<title>iBooks Author: il mercato dell&#8217;editoria e il modo di scrivere libri cambia per sempre</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 18:55:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Prunesti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
		<category><![CDATA[editoria]]></category>
		<category><![CDATA[ibooks author]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[Luca de Biase]]></category>

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		<description><![CDATA[Da qualche ora ho scaricato e installato sul mio Mac il nuovo software della Apple: iBook Author, che consente di creare e-book multimediali e metterli in vendita nello store di Apple. Ritengo di poter affermare che il mercato dell&#8217;editoria e &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="http://www.alessandroprunesti.com/ibooks-author-il-mercato-delleditoria-e-il-modo-di-scrivere-libri-cambia-per-sempre/">Continua la lettura &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Da qualche ora ho scaricato e installato sul mio Mac il nuovo software della Apple: iBook Author, che consente di creare e-book multimediali e metterli in vendita nello store di Apple.<a href="http://www.alessandroprunesti.com/wp-content/uploads/2012/01/Schermata-01-2455947-alle-18.56.29.png"><img class="alignright size-medium wp-image-1451" title="iBooks author - Alessandro Prunesti" src="http://www.alessandroprunesti.com/wp-content/uploads/2012/01/Schermata-01-2455947-alle-18.56.29-300x187.png" alt="" width="300" height="187" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Ritengo di poter affermare che il mercato dell&#8217;editoria e il modo di scrivere libri, da oggi, cambierà per sempre.</p>
<p style="text-align: justify;">Al di là del facile entusiasmo nell&#8217;apprendere l&#8217;utilizzo di questo nuovo strumento di editing, le ragioni della mia affermazione sono decisamente più serie e complesse, e ho deciso di condividerne alcuni aspetti fondamentali in questo mio post, che vuole fissare l&#8217;istantanea di queste mie prime impressioni.</p>
<p><strong><span style="color: #ff6600;">1) Il mercato dell&#8217;editoria cambia per sempre</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Molti editori tradizionali, sopratutto nel nostro Paese, stanno già oggi attraversando una fase piuttosto delicata. Penso che uno strumento come questo complicherà ulteriormente la loro situazione. Nel momento in cui ciascun individuo dispone della possibilità di avere uno strumento di editing che assicura la compatibilità del suo scritto con milioni di device sparsi nel mondo, saranno in parecchi a scrivere direttamente attraverso l&#8217;iBook editor, vendendo direttamente la loro opera nello store di Apple, bypassando le case editrici.<br />
E questo, per gli editori, rischia di essere un grosso problema: una minaccia diretta al loro tradizionale modello di business, che accusa sempre più spesso il peso dell&#8217;innovazione.<br />
Basta leggere di tanto in tanto il <a href="http://blog.debiase.com/" target="_blank">blog</a> di Luca de Biase per avere conferme da questo punto di vista.</p>
<p><strong><span style="color: #ff6600;">2) Il modo di scrivere libri cambia per sempre.</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Iniziai a scrivere alle scuole medie, grazie alla Lettera 22 di mio padre. E dopo <a href="http://www.alessandroprunesti.com/pubblicazioni/">5 libri pubblicati </a>(..e altri in arrivo) posso dire di avere un po&#8217; di esperienza nel settore.<br />
Sin dai primi minuti dell&#8217;utilizzo di iBooks Author mi sono reso conto che  questo software contribuisce a cambiare il modo di pensare un libro.<br />
Non si tratta più solo di &#8220;scrivere&#8221;, ma di creare una entità davvero viva e interattiva.<br />
Non sarà più sufficiente essere bravi a scrivere, ma bisognerà essere dotati di una mente plastica, che abbia una buona sensibilità artistica nella valutazione degli elementi di design che animeranno ogni pagina. Per questo motivo, un buono scrittore 2.0 dovrà essere bravo a progettare animazioni, integrando elementi multimediali e dinamici, in grado di muoversi nella pagina con un semplice tocco del dito.<br />
Il testo scritto diventerà così il complemento di un progetto interattivo, molto più simile alla progettazione e alla produzione di un sito web.</p>
<p style="text-align: justify;">Crescerà inoltre, per ogni autore, l&#8217;importanza di costruirsi una buona reputazione: il buon nome di una casa editrice non potrà più nascondere opere di scarsa qualità.</p>
<p>E, in tutto questo, mi chiedo che fine stia facendo la Microsoft, e mi chiedo come mai queste innovazioni siano sempre e solo targate Apple&#8230;</p>
<p>Buona scrittura a tutti!</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Alcuni numeri sull&#8217;Enterprise 2.0&#8230; e la situazione concreta in molte PMI italiane</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 18:47:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Prunesti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Aziende e ICT]]></category>
		<category><![CDATA[enterprise 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[gabriele malcangi]]></category>
		<category><![CDATA[intranet]]></category>
		<category><![CDATA[prescient]]></category>
		<category><![CDATA[social]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ disponibile online da qualche giorno un interessante rapporto sullo stato di adozione dei sistemi di Enterprise 2.0 nelle aziende statunitensi. Vi propongo alcuni dei concetti chiave in questo mio post, utile anche come aggiornamento per il mio libro “Enterprise &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="http://www.alessandroprunesti.com/alcuni-numeri-sullenterprise-2-0-e-la-situazione-concreta-in-molte-pmi-italiane/">Continua la lettura &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">E’ disponibile online da qualche giorno un <a href="http://www.prescientdigital.com/articles/social-intranet-survey-2011">interessante rapporto</a> sullo stato di adozione dei sistemi di Enterprise 2.0 nelle aziende statunitensi.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi propongo alcuni dei concetti chiave in questo mio post, utile anche come aggiornamento per il mio libro “<a href="http://www.alessandroprunesti.com/enterprise-2-0/">Enterprise 2.0: modelli organizzativi e gestione dei social media per l’innovazione in azienda</a>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma forse l’argomento più interessante di questo post si trova nella seconda parte, intitolata “Il rovescio della medaglia”: ospito infatti la testimonianza di <a href="http://www.linkedin.com/pub/gabriele-malcangi/1b/b51/627">Gabriele Malcangi</a>, un professionista IT con il quale collaboro da diversi anni erogando servizi di consulenza ICT (e di web marketing, ovviamente) alle PMI del Centro Italia, e che ha contribuito con un paragrafo al mio libro citato poco fa.</p>
<p style="text-align: justify;">Gabriele evidenzia in particolare la realtà delle PMI in Italia, quelle con le quali ogni giorno i consulenti devono “fare i conti”, in cui molto spesso il management è ancora oggi ben lontano dal voler comprendere la bontà degli strumenti social in azienda.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.linkedin.com/pub/gabriele-malcangi/1b/b51/627">Gabriele</a> ci propone una serie di riflessioni pratiche che invito a leggere con la massima attenzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Buona lettura a tutti!</p>
<h2 align="center"><span style="color: #3366ff;"><strong>Prima parte – L’uso dei social media in azienda nel 2011</strong></span></h2>
<p style="text-align: justify;">Il <a href="http://www.prescientdigital.com/articles/social-intranet-survey-2011">Social Intranet Study</a> esamina l’uso dei social media all’interno delle intranet aziendali e le peculiarità del suo utilizzo in relazione al management e a tutti i collaboratori. I risultati di questo studio si riferiscono alla ricerca condotta tra maggio e giugno 2011 da Toby Ward della <a href="http://www.prescientdigital.com/articles/social-intranet-survey-2011">Prescient Digital Media</a>, in collaborazione con la International Association of Business Communicators (IABC).</p>
<p style="text-align: justify;">La ricerca evidenzia come i social media siano ormai presenti nelle intranet delle aziende prese in esame. In particolare, il 61% di loro ha implementato almeno uno strumento social, rendendolo disponibile all’interno della propria organizzazione. Gli strumenti più utilizzati sono i blog, i forum di discussione, le wiki e gli strumenti di instant messaging.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco qui i punti principali dei risultati della ricerca:</p>
<p style="text-align: center;"> <strong>Uso degli strumenti social all’interno delle aziende:</strong></p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Il 75% ha un blog nella propria intranet; il 26% lo sta implementando; solo il 4% dichiara di non avere piani o interessi nella loro implementazione;</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Il 65% ha forum di discussione all’interno della propria intranet. Il 26% lo sta implementando; il 7% dichiara di non avere piani o interessi nella loro implementazione;</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Il 63% ha sistemi di intranet messaging nella intranet; il 44% li sta implementando; il 16% non ha piani o interessi per svilupparli in azienda;</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Il 61% delle intranet dispone di una wiki; il 19% le sta implementando, e il 12% non è interessata;</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Il 60% delle aziende, all’interno delle loro intranet, consentono ai dipendenti di inserire contenuti e di commentarli; il 32% li sta implementando, e solo l’8% dichiara di non essere interessata.</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Il 56% delle intranet dispone di un sistema di Fedd RSS sui contenuti condivisi al loro interno. Il 21% lo sta implementando, mentre il 10% dichiara di non essere interessato;</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Il 51% delle intranet dispone di sistemi di tagging; il 26% li sta sviluppando; il 12% non ha interesse ad implementarli;</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Il 43% delle intranet ospita video generati dai suoi utenti; il 15% li sta sviluppando; il 16% non ha piani o interssi per la loro implementazione;</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Il 43% delle aziende sta già utilizzando un social network all’interno della propria intranet; il 19% li sta sviluppando; il 22% non è interessato;</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Il 42% ha un sistema di microblogging (alla Twitter, per intendersi); il 18% li sta sviluppando; il 22% non è interessata;</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Il 39% delle intranet  ospita podcast; l’11% li utilizza all’interno della propria organizzazione, mentre il 20% non è interessata;</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Il 33% delle intranet ha strumenti di foto e video sharing;  il 15% li utilizza già, mentre il 22% non ha interesse ad utilizzarli;</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Il 29% delle intranet dispone di sistemi di valutazione dei contenuti presenti al suo interno; il 14% li utilizza, mentre il 24% non dispone di piani specifici di implementazione o non ha interesse a farlo;</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Il 23% ha un sistema di social bookmarking nella propria intranet, mentre il 28% dichiara di non essere interessata al suo utilizzo;</li>
</ul>
<ul>
<li style="text-align: justify;"> Il 10% delle intranet ha sviluppato sistemi di mashup di contenuti presenti sul Web.</li>
</ul>
<p align="center"><a href="http://www.alessandroprunesti.com/wp-content/uploads/2012/01/Schermata-2012-01-13-a-09.22.43.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1443" title="Stato dell'Enterprise 2.0 - 2011 - Alessandro Prunesti - Gabriele Malcangi" src="http://www.alessandroprunesti.com/wp-content/uploads/2012/01/Schermata-2012-01-13-a-09.22.43-300x259.png" alt="" width="300" height="259" /></a></p>
<p align="center"><strong>Microsoft SharePoint resta lo strumento più utilizzato</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda lo strumento più utilizzato nella costruzione di social intranet, SharePoint di Microsoft resta il leader del mercato (lo utilizza il 55% delle aziende). Tutte le altre soluzioni tecnologiche di Enterprise 2.0 non superano la quota del 25%.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ da notare come WordPress e Facebook (inteso, in questo caso, come piattaforma utilizzata per creare “gruppi informali” costituiti dai dipendenti delle aziende  sono utilizzati rispettivamente dal 23% e dal 22% delle aziende che dichiarano di possedere almeno una piattaforma web 2.0 nella loro intranet.</p>
<p align="center"> <strong>I costi dell’implementazione</strong></p>
<p style="text-align: justify;"> Negli Stati Uniti (che costituiscono, ovviamente, il punto di riferimento) la ricerca evidenzia che molte aziende spendono poco per l’implementazione dei social media nelle loro intranet (meno di 10’000 dollari). In particolare:</p>
<ul>
<li>Il 38% spende meno di 10’000 dollari</li>
<li>Il 34% spende tra 10’000 e 100’000 dollari;</li>
<li>IL 28% spende più di 100’000 dollari.</li>
</ul>
<p align="center"> <strong>Livelli di soddisfazione…. poco soddisfacenti</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il livello di approvazione di questi strumenti è complessivamente ancora basso, sopratutto tra i dirigenti. Dirigenti e dipendenti sono meno entusiasti con i loro mezzi di comunicazione di impresa sociale. Infatti, il rating iniziale complessivo sul social media interna dei dipendenti da solo (intranet 2.0) è scarsa, e pericolosamente bassa tra i dirigenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Complessivamente, il 30% delle risorse che lavorano all’interno di organizzazioni che hanno sviluppato sistemi di Social Enterprise  dichiarano di essere soddisfatte o molto soddisfatte, mentre il 26% dichiarano di essere poco soddisfatte;</p>
<p style="text-align: justify;">Tra gli impiegati, il 28% dichiarano di essere soddisfatti, mentre il 26% sono poco soddisfatti;</p>
<p style="text-align: justify;">Tra I dirigenti: il 28% si dichiara soddisfatto, e ben il 35% si dichiara insoddisfatto.</p>
<p align="center"> <strong>Le principali barriere all’implementazione</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Senza lo studio di un piano di implementazione, e senza ispirarsi ad una case history di successo, molte organizzazioni falliscono nel processo di adozione di un sistema di Enterprise 2.0 nelle loro intranet.</p>
<p style="text-align: justify;">Per ricevere l’approvazione del management è necessario disporre di un piano appropriato, in grado di convincere I “capi” dei vantaggi insisti nell’utilizzo di un sistema di social enterprise.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra le organizzazioni che non possiedono alcuno strumento di social enterprise, le principali barriere all’adozione sono queste:</p>
<ul>
<li style="text-align: justify;">il 18% indica la mancanza di supporto da parte del management;</li>
<li style="text-align: justify;">un altro 18% indica altre priorità più urgenti e grandi rispetto all’implementazione di strumenti social;</li>
<li style="text-align: justify;">il 12% cita l’assenza di supporto da parte del reparto IT</li>
</ul>
<p align="center"> <strong>Raccomandazioni</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong></strong>Una implementazione di successo necessita di un piano adeguato, il coinvolgimento e il supporto del management, la partecipazione dei collaboratori. In particolare sono necessari:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><strong>Leadership</strong>: il top management deve appoggiare il progetto, mentre il gruppo dedicato all’implementazione guiderà i collaboratori nell’approccio all’uso degli strumenti social</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
<li><strong>Pianificazione</strong>: è fondamentale. Il suo sviluppo deve comprendere un piano di assessment che include gli indicatori chiave di performance (KPI)</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
<li> <strong>Coinvolgimento</strong>: far partecipare attivamente i membri dell’organizzazione è fondamentale per individuare le aree di criticità e sviluppare una piattaforma costruita sulle reali esigenze delle persone</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
<li> <strong>Benchmark</strong>: è fondamentale conoscere bene le caratteristiche fondamentali di un buon blog, di una wiki o un podcast. Dare un’occhiata a ciò chef anno gli altri non sarebbe male;</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
<li><strong>Governance</strong>: ogni procedura pianificata e ogni piattaforma sviluppata deve avere il proprio owner; il loro uso deve essere supportato da policy ben precise;</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
<li> <strong>Tecnologia</strong>: occorre valutare le diverse soluzioni disponibili in base alle reali esigenze di business e alle caratteristiche dell’organizzazione</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
<li><strong>Aggiornamento</strong>: è necessario tenere sempre aggiornati gli strumenti social utilizzati in azienda: faciliteranno la comunicazione interna e I processi di generazione e condivisione delle informazioni;</li>
</ul>
<ul>
<li style="text-align: justify;"><strong>Monitoraggio</strong>: Assicuratevi che le attività svolte all’interno della piattaforma scelta siano costantemente monitorate, in modo da valutare con precision le funzionalità più o meno gradite;</li>
</ul>
<h2 align="center"><span style="color: #3366ff;"><strong>Seconda parte – Il rovescio della medaglia: “Social che?????”</strong></span></h2>
<p>(A cura di <a href="http://www.linkedin.com/pub/gabriele-malcangi/1b/b51/627">Gabriele Malcangi</a>)</p>
<p style="text-align: justify;">La mia esperienza quotidiana mi consente di affermare che le difficoltà per portare semplice innovazione all’interno delle strutture aziendali si ripercuotono seriamente sull’utopia del social networking interno (da sempre Intranet). Naturalmente questa affermazione porterà una serie di commenti che tenderanno a smentire la stessa, ma ho dei casi reali da portare (e non delle start-up dal futuro incerto).</p>
<p style="text-align: justify;">Qui parliamo di investimenti aziendali per l’innovazione informatica già esistente, ed in alcuni casi di piccola impresa, dove la tecnologia è ferma e radicata da 20 anni di software gestionale strettamente limitato all’uso destinato, dove non si implementano neanche le features avanzate che offre in the box.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui si potrebbe aprire un’altra enorme discussione: Di chi è la colpa di questi limiti? I consulenti spingono per le nuove soluzioni? I diretti interessati hanno “realmente” voglia di apprendere?</p>
<p style="text-align: justify;">Passiamo alle situazioni reali, con le quali mi confronto ogni giorno:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li> La connettività WAN/ADSL/HDSL/MPLS, ad oggi è ancora oggetto di forti investimenti da parte della PMI. Naturalmente non parliamo di Alice ADSL, ma di linee performanti e stabili.</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
<li> L’hardware è sempre il punto debole della catena, per rinnovare ci deve essere un motivo valido e la lentezza in alcuni casi di budget limitati non è una leva valida.</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
<li>La sicurezza dello storage (altro enorme argomento) interno all’azienda, non sfogatevi con la parola Cloud per cortesia, non è così semplice da implementare e tantomeno da mettere a “libro paga”.</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Lo skill dei dipendenti presenta tre grosse problematiche da risolvere: tempo da investire, budget da dedicare e la sacrosanta voglia di fare…</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Resta il fatto che nel mio piccolo sono fiducioso ed ogni giorno opero per e con i miei clienti una forma di ottimismo digitale che manca, ma sotto sotto cresce e si moltiplica ed a piccole dosi porta risultati soddisfacenti, ma ancora lontani dalla Social Addiction che si respira in molte community di professionisti.</p>
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		<title>Banche e assicurazioni: inizia l&#8217;uso dei social media, del loyalty marketing, e dei social game</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 10:56:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Prunesti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione & Marketing strategico]]></category>
		<category><![CDATA[assicurazioni]]></category>
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		<category><![CDATA[loyalty marketing]]></category>
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		<description><![CDATA[Un articolo di Giuditta Mosca, pubblicato di recente sull&#8217;edizione online del Sole 24 Ore, conferma quanto già da tempo ho modo di dire ai miei clienti: il 2012 sarà l&#8217;anno delle attività di marketing veicolate sui social media anche da &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="http://www.alessandroprunesti.com/banche-e-assicurazioni-inizia-luso-dei-social-media-del-loyalty-marketing-e-dei-social-game/">Continua la lettura &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Un <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2012-01-04/come-sara-2012-social-130611.shtml?uuid=Aa98IhaE" target="_blank">articolo</a> di Giuditta Mosca, pubblicato di recente sull&#8217;edizione online del Sole 24 Ore, conferma quanto già da tempo ho modo di dire ai miei clienti: il 2012 sarà l&#8217;anno delle attività di marketing veicolate sui social media anche da parte di banche e assicurazioni (che in Italia ancora nutrono qualche  diffidenza verso gli strumenti social). Ma sarà anche l&#8217;anno dell&#8217;affermazione delle attività di marketing e dei programmi di loyalty basati sui social game (ne parlo nel mio ultimo libro), oltre che della definitiva consacrazione nella fruizione di internet via mobile.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 2011 è stato un anno particolarmente felice per la crescita tecnologica, con un vero e proprio boom di vendite di smartphone, tablet, e-reader e una crescita esponenziale sia del numero di piattaforme social sia di social-addicted.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 2012 sarà l&#8217;anno chiave per le reti sociali che faranno ulteriormente da apripista agli smartphone. Escluso – considerando che gli analisti prevedono per Apple un periodo più che fertile – che la guerra tra device si possa fare nei negozi tradizionali, verrà per forza di cose fatta negli store online. Aumenterà il numero di chi usufruirà delle reti sociali dal proprio dispositivo mobile, gettando le basi per una lotta tra i meandri della Rete. Le applicazioni che renderanno più agevoli e comode le scorribande online degli utenti avranno una netta incidenza anche sul mercato dell&#8217;hardware, ma i benefit si vedranno solo durante il 2013.<br />
Facebook, e questa è una previsione facile, supererà il miliardo di iscritti ed è facile immaginare che i produttori di telefoni cellulari si concentreranno su un simile potenziale bacino di utenze. Secondo una ricerca Gartner dello scorso aprile, entro il 2015 i possessori di smartphone saranno 1,1 miliardi, facile ipotizzare quindi che ci sarà una lotta frenetica fra competitor.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sarà un&#8217;inevitabile crescita del social-gaming, così come crescerà l&#8217;interazione tra giocatori, tutto ciò porterà ad un aumento degli investimenti pubblicitari il che riconduce non solo alla crescita delle piattaforme di blogging e microblogging (per quantità, tipologia e numero di utenti) ma soprattutto all&#8217;esplosione di Google+, rete che nella mente degli ideatori volge sempre di più verso l&#8217;aspetto commerciale del web.<br />
Le imprese si orienteranno sempre di più alle utenze, facendo delle proprie pagine aziendali dei veri catalizzatori dell&#8217;umore del mercato. Cosa da non sottovalutare perché il marketing sta subendo una forte trasfigurazione delle proprie radici: conclusa la fase che voleva fosse l&#8217;acquirente ad andare dal prodotto si sta esaurendo anche la fase a seguire, quella in cui è il prodotto ad andare dall&#8217;acquirente. Oggi grazie a Internet e al suo lato social l&#8217;incontro avviene a metà strada. E non è cosa da poco. Le aziende, già nel 2011, hanno capito che essere presenti è importante, ed è plausibile credere che le corde del budget destinato al social marketing verranno allentate. Ne godrà il settore dell&#8217;impiego sia in-house sia in outsourcing.</p>
<p style="text-align: justify;">Durante il 2012 avverrà il sorpasso fatidico: gli accessi alla Rete fatti dal mobile supereranno quelli effettuati da pc, con conseguente boom di richieste di siti perfettamente fruibili da device.</p>
<p>Grazie alle timeline – e senza l&#8217;ausilio di client Ftp, sposteremo anche il nostro passato sulla rete, andando a completare una realtà social che fino ad oggi appare ancora monca, come se fossimo nati nel momento in cui abbiamo fatto capolino dai balconi virtuali delle reti sociali.</p>
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