Indigeni Digitali: un gruppo fondato sui valori della Rete
Come molti di voi sapranno, sono uno dei tanti membri del gruppo Indigeni Digitali. Il gruppo, fondato nel 2010 da Fabio Lalli, ha tra gli obiettivi quello di diffondere la cultura digitale nel nostro Paese.![]()
Su Facebook è stato creato un gruppo, al quale tutti possono iscriversi. Il gruppo, del quale io sono uno degli amministratori, è attivissimo a qualsiasi ora del giorno: professionisti, geek, esperti di informatica, docenti e, più in generale, appassionati della Rete possono trovare nel gruppo una fonte pressoché inesauribile di spunti e conoscenze, che vanno da quelli più tecnici di programmazione, al marketing e al rapporto tra internet e le decisioni politico-economiche.
E’ insomma, una iniziativa davvero lodevole che, tra l’altro, sempre più spesso oltrepassa i confini dell’online per materializzarsi in eventi sul territorio.
Ritengo che il nostro Paese abbia un grande bisogno di persone come gli Indigeni Digitali che, con la loro continua opera di condivisione delle conoscenze a 360 gradi sulla Rete, possono davvero contribuire a farne capire i valori e il funzionamento a tutti coloro che non conoscono appieno le potenzialità di internet come strumento in grado di accrescere il potenziale culturale ed econimico dei soggetti imprenditoriali e delle persone fisiche: dai più giovani, ai più maturi.
La mia domanda: come fare per…
In questo mio post dò per scontato il significato del termine “cultura digitale”. L’abbinamento tra i termini “cultura” e “digitale” meriterebbe una trattazione a parte. Contributi interessanti da questo punto di vista ci sono già stati con il l’iniziativa www.culturadigitale.com, tuttora aperta, e alla quale invito tutti voi a partecipare.
Ritengo fermamente che il digitale e, in particolare la Rete, sia un veicolo di cultura.
Henry Ford affermava che “c’è vero progresso solo quando una nuova tecnologia diventa per tutti”; io aggiungerei che il vero progresso c’è quando una tecnologia, oltre ad essere disponibile per tutti, diventa anche compresa da tutti. Finché le conoscenze condivise dagli Indigeni Digitali restano confinate nell’orizzonte (comunque sempre più esteso) degli Indigeni Digitali, non può maturare quell’idea di progresso che ho affermato qui sopra.
In che modo, allora, è possibile comunicare per divulgare i valori e le conoscenze della cultura digitale anche tra i non addetti ai lavori?
Per rispondere a questa domanda, è necessario evidenziare tre punti sui quali invito tutti a riflettere.
1 - Internet fa parte del nostro ecosistema
Partiamo da una considerazione di carattere prettamente antropologico: Internet fa parte del nostro ecosistema.
Ovviamente, non sono il primo a dirlo; questa mia affermazione poggia le sue basi nei più recenti studi antropologici ed etnografici. In primis, quelli portati avanti da Philippe Descola, erede di Lévi Strauss, oltre che dalle decine di opere scritte da Manuel Castells, uno dei miei autori preferiti.
Senza annoiarvi troppo in astratti costrutti teorici, focalizzo subito i punti più interessanti di questa mia riflessione:
· Philippe Descola si fa portatore del sentimento di unità tra società e natura. Gli uomini non sono soli sulla scena dell’umanità: animali, piante, minerali sono altrettanti nostri coinquilini del mondo. Essi hanno gli stessi diritti degli umani e spesso, sorprendentemente, anche tratti in comune che non sono solo meramente biologici, ma anche culturali.
· Il nostro pianeta è dunque una totalità indivisibile. Questo evidenzia le tre grandi urgenze del nostro tempo: Ecologia, tecnologia e coesistenza con le altre civiltà.
· Lo scopo delle scienze antropologiche – e qui io aggiungerei, per alcuni aspetti, anche quello degli Indigeni Digitali – è quello di contribuire alla ricerca di una soluzione in grado di far coabitare, senza troppi danni, rinunce e conflitti, tutti gli occupanti del pianeta. Io aggiungerei: occorre farlo anche dal punto di vista delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione digitale.
· Solo in questo modo è possibile evitare quella che Lévi Strauss presagisce come una catastrofe ambientale, demografica e informatica (quest’ultima individuata dal pericolo insito nell’overload sempre più incontrollabile di informazioni: una visione molto attuale, ma che personalmente ritengo eccessivamente allarmistica).
2 – Come diffondere i valori della cultura digitale
Dove si collocano le attività di comunicazione degli Indigeni Digitali
Se Internet fa parte del nostro ecosistema, occorre trovare un modo per comunicare i valori della Cultura Digitale anche a chi ancora non utilizza internet, o non dispone degli strumenti per comprendere le potenzialità della Rete nel creare valore relazionale, economico, sociale.
Ritengo che questo sia un’impresa estremamente complessa, ma tutt’altro che impossibile. Come fare, allora?
Partiamo dalla base.
E’ possibile individuare un modello funzionale alla diffusione dei valori della cultura digitale analizzando i processi tipici della comunicazione della scienza e, partendo da questi, individuare gli strumenti più adatti alla realizzazione dei nostri obiettivi. Dal punto di vista metodologico, parlare di internet a qualcuno che non ha mai acceso un PC può non essere così diverso, dallo spiegare le cause e le conseguenze del global warming a qualcun altro.
Di solito, quando si parla di scienza, così come di tecnologia (e di cultura digitale), gli argomenti possono essere condotti su quattro diversi livelli:
1) Il livello intraspecialistico: questo è il livello più distintamente esoterico, il cui prototipo è il paper pubblicato su una rivista scientifica specializzata. E’ insomma, roba che resta confinata esclusivamente tra gli addetti ai lavori;
2) Il livello interspecialistico: a questo livello le conoscenze vengono condivise tra ricercatori di una stessa disciplina, ma che lavorano su temi differenti.
3) Il livello pedagogico: E’ la cosiddetta “scienza dei manuali”: qui il corpus teorico-tecnico è già sviluppato e consolidato, e il paradigma corrente viene presentato in maniera concreta.
4) Il livello popolare: qui si fa forte ricorso al linguaggio metaforico, utilizzato spesso, ad esempio, dai documentari scientifici televisivi per parlare di problemi riguardanti la salute, la tecnologia e l’economia.
Il percorso comunicativo dalla scienza specialistica a quella popolare può essere descritto come una sorta di imbuto che si restringe progressivamente, lungo il quale il sapere perde sottigliezze e sfumature, riducendosi a pochi elementi, più facilmente comprensibili, ai quali viene attribuita certezza e incontrovertibilità.
Partecipando direttamente al gruppo degli Indigeni, ritengo che le attività di condivisione della conoscenza (sia online che durante gli eventi offline) siano più vicine, attualmente, al livello interspecialistico. L’iniziativa www.culturadigitale.com aggiunge, secondo me, un quinto livello , quello della condivisione delle conoscenze attraverso le modalità collaborative tipiche del crowdsourcing, ma che non riesco ad classificare perché ritengo che i partecipanti, utilizzando i social network per esprimere la loro idea su cos’è la cultura digitale, abbiano già maturato un certo tipo di conoscenze che li pone, da questo punto di vista, ad un livello superiore di quello popolare, ma non sufficientemente assimilabile a quello interspecialistico.
Torniamo ora alla domanda di partenza: come diffondere i valori della cultura digitale?
La risposta è diretta, ma deve essere necessariamente approfondita: utilizzando il modello di co-produzione della conoscenza.
La knowledge co-production descrive tutte le iniziative che mirano a stimolare la partecipazione dei non esperti nella definizione e nell’accreditamento della conoscenza. Ritengo che questo sia l’approccio più adatto agli obiettivi degli Indigeni Digitali. Si tratta di un modello di produzione della conoscenza in cui i “non esperti”, con le loro esperienze e conoscenze, vengono concepiti non come un ostacolo da superare per mezzo di opportune iniziative educative, né come un elemento addizionale che si limita semplicemente ad arricchire l’expertise degli specialisti, ma piuttosto come essenziali alla stessa produzione di conoscenza.
Un approccio partecipativo, di co-produzione alla comunicazione della cultura digitale, è per la sua stessa natura multi direzionale open-ended ma anche potenzialmente soggetto a conflitti che possono ridurne l’efficacia. Da qui emerge la necessità di identificare precise policy nella partecipazione dei soggetti alla costruzione di un discorso comune sui valori della Rete.
3 – Quando il gioco equivale all’esperienza didattica
E veniamo, ora, all’ultima domanda:
Quali strumenti utilizzare, in concreto, per favorire la diffusione della cultura digitale?
Arrivo subito alla risposta, che invito poi ad argomentare insieme a tutti voi:
Attraverso learning object configurati come social game.
I learning object sono entità collaborative che consentono a gruppi più o meno organizzati di collaborare per apprendere. Affinché i valori della cultura digitale possano essere divulgati in modo concreto, è necessario arrivare ai destinatari di questo processo, identificando gli strumenti – tecnologici e non – che possano consentire di entrare in contatto diretto con il grande pubblico. L’obiettivo deve essere fermo: uscire dall’orizzonte – sempre più largo ma comunque ancora ristretto – degli Indigeni Digitali.
E, da questo punto di vista, lo strumento più adatto può essere quello dei social game.
L’attivazione dei meccanismi tipici del gioco alla divulgazione dei principi della cultura della Rete può offrire il vantaggio di coinvolgere le persone nell’apprendere sempre di più. L’utilizzo di classifiche, sistemi di attribuzione di rewards e badge può contribuire ad attirare l’attenzione delle persone e competere nell’acquisizione delle conoscenze anche su un tema di così grande importanza e attualità.
E a questo punto: quale può essere il “pretesto” per attirare l’attenzione delle persone e avvicinarle ai temi della cultura digitale?
Anche qui i più recenti modelli teorici della comunicazione della conoscenza possono darci una mano: lo si può fare concentrando l’attenzione del pubblico sugli oggetti liminali: su termini, argomenti ed eventi che, per la loro stessa natura, possono stimolare il dialogo e l’interazione tra le persone, “dirottando” il piano discorsivo dei partecipanti verso gli obiettivi di conoscenza co-partecipativa che, evidenziano, per la loro stessa natura, i valori della Cultura Digitale.

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