5 aprile 2016 alessandroprunesti

Digital Addiction

Il digitale è parte integrante della nostra vita; cresce sempre di più, tuttavia, il rischio della Digital Addiction. Il pericolo di essere schiacciati dalla mole di stimoli, informazioni e interazioni rese possibili dalle tecnologie social e mobile è più reale di quanto possiamo immaginare. Per questo è necessario sviluppare la nostra capacità di gestire con maggiore consapevolezza il nostro rapporto con i social media e lo smartphone.

Questo è il tema di Offline è bello, il mio nuovo libro che uscirà nelle librerie tra poche settimane.

Anticipo in questo post il primo paragrafo del libro: leggilo e fammi sapere se ti sei riconosciuto, almeno una volta, in una delle scene di questo racconto.

Trovi tutte le informazioni sul mio nuovo libro nel sito web dedicato, dove puoi registrarti per ricevere in anteprima anticipazioni e contenuti extra.

Buona lettura!


 

 

Immaginiamo l’alba di un freddo lunedì mattina di novembre. Il silenzio avvolge la nostra stanza, mentre dormiamo ancora protetti sotto il calore delle nostre lenzuola. Il mondo è tutto lì fuori, ancora lontano da noi, quando all’improvviso la sveglia del nostro iPhone interrompe il silenzio.

Dopo un primo istante di disorientamento i nostri riflessi ci spingono ad allungare il braccio sul comodino per afferrare lo smartphone e disattivare la sveglia.

Quella del display è, con ogni probabilità, la prima fonte luce che vediamo nella nostra stanza.

Abbiamo appena spento la sveglia, ma il riflesso bluastro del display touchscreen accompagna i primi istanti del nostro risveglio, forse stamattina un po’ pigro. D’altronde ieri sera siamo rimasti svegli fino a tardi mentre navigavamo online e chattavamo con i nostri amici.

Ora accendiamo la luce sul nostro comodino, ma prima di alzarci dal letto ci concediamo ancora qualche sbadiglio mentre apriamo Facebook per vedere quante notifiche abbiamo ricevuto sul nostro account.

Il post con il quale abbiamo commentato in second screen il film visto in TV ieri ha ottenuto 15 like e sei commenti da parte dei nostri amici. Ne approfittiamo per leggere i commenti e metterci subito “mi piace”, promettendoci di rispondere più tardi ad ognuno.

Finalmente ci alziamo e, mentre prepariamo la colazione, accendiamo la TV. In attesa che il caffè inizi a bollire controlliamo i nostri gruppi WhatsApp e la posta elettronica. Abbiamo 25 messaggi dal leggere sulla chat, oltre a 15 mail: 3 di spam, due ricevute sul nostro account personale e 10 di lavoro. Sono le 6:45 della mattina.

Facciamo colazione e, mentre fuori le luci dell’alba hanno già reso chiara la skyline della nostra città, noi ci portiamo lo smartphone anche in bagno. Controlliamo le previsioni del tempo, leggiamo qualche notizia, diamo il buongiorno ai nostri gruppi di amici e colleghi su WhatsApp, controlliamo la bacheca di Facebook e di Instagram.

Dopo esserci preparati e vestiti, usciamo di casa per recarci al lavoro. Accendiamo l’auto e, mentre il traffico inizia a divorarci dopo solo qualche chilometro, approfittiamo dei semafori rossi e della coda per rispondere ai commenti di prima su Facebook, chattare con i nostri amici e rispondere alle mail più urgenti.

Con un occhio sul display dello smartphone e uno alla strada di fronte a noi, continuiamo a perpetrare questa palese contravvenzione al codice della strada fino all’arrivo in ufficio. Con ogni probabilità, anche se ci fossimo recati al lavoro in tram, saremmo rimasti per tutto il tempo del viaggio con il capo chino sul nostro display, ignorando tutto ciò che fosse accaduto intorno a noi.

Arriviamo di fronte al nostro ufficio e il nostro badge con sensore NFC ci apre la porta senza necessità di tirare fuori le chiavi della stanza.

Accendiamo il PC e iniziamo la nostra intensa giornata gestendo, come ogni giorno, il flusso delle mail, il delivery dei documenti legati ai progetti sui quali stiamo lavorando, i report da completare e portare in riunione. E ci rendiamo conto di quanto tempo perdiamo perché la nostra concentrazione, focalizzata nello svolgimento di un compito, deve essere continuamente riallocata su altri task: rispondere alle mail e al telefono, controllare i messaggi su WhatsApp… e recuperare la concentrazione iniziale non è sempre immediato.

Di tanto in tanto ci concediamo una breve pausa caffè per fare una chiacchiera con i colleghi. Forse ne beviamo troppo, ma questi momenti informali sono quelli che ci regalano le informazioni più preziose sulle attività svolte dalle altre business unit. I nostri colleghi hanno tutti lo smartphone in tasca, ma in poco tempo alcuni di loro lo prendono per controllare i vari status su Facebook, e magari commentare con noi qualche meme virale.

La giornata prosegue così e comprende una pausa pranzo dove il nostro smartphone è sempre presente sulla tavola accanto al nostro piatto, pronto a segnalarci nuove notifiche che ci accompagneranno per tutto il resto della giornata.

Usciti dal lavoro passiamo a fare la spesa. Entrati nel centro commerciale confrontiamo i prezzi dei prodotti sugli scaffali o sulle vetrine con quelli presenti online. Utilizziamo lo smartphone per leggere la lista della spesa che ci ha inviato la nostra compagna e, attenti a non dimenticare nulla, ci rechiamo alla cassa. Utilizziamo direttamente lo smartphone per pagare, grazie all’app di mobile payment del nostro supermercato che ci consente di pagare direttamente con la carta di credito e acquisire preziosi punti per il programma di loyalty, al quale abbiamo aderito, che presto ci regalerà uno sconto significativo sui prossimi acquisti.

Prima lasciare il supermercato controlliamo la temperatura di casa grazie all’app collegata al nostro termostato, e decidiamo anticipare l’accensione della caldaia per trovare casa già accogliente al nostro arrivo semplicemente toccando un’icona sul touch del nostro iPhone.

Una volta tornati a casa e dopo aver cenato, ci accomodiamo sul divano per vedere un programma in TV. La sovraimpressione sullo schermo mostra in evidenzia l’hashtag ufficiale della trasmissione. Lo smartphone, fido compagno di tutta la nostra giornata, è accanto a noi sul divano. Lo prendiamo di nuovo in mano, apriamo l’app di Twitter e iniziamo a partecipare attivamente, insieme a centinaia di altri utenti, all’accesa discussione sul servizio che il programma sta mandando in onda. Valutiamo il successo delle nostre affermazioni in base ai retweet che riceviamo e al numero di utenti che ci menzionano, mentre nel frattempo i contenuti aggregati sull’hashtag di riferimento scorrono via velocemente perché sostituiti da quelli più recenti o più apprezzati dagli altri utenti.

Mentre ci rilassiamo in modalità “social” sul divano di casa, tuona il messaggio WhatsApp che non ci aspettavamo: è quello del nostro capo, che ci chiede di controllare urgentemente una mail che ci ha appena inviato. Occorre aggiornare l’ultima slide del preventivo economico che sarà discusso con un cliente domani mattina alle nove. Decido di farlo subito: purtroppo la doppia spunta blu di WhatsApp ci ha tradito, togliendoci la possibilità di opporre resistenza a quella richiesta piombata in modo così invasivo a quell’ora.

Accendiamo il nostro portatile (che lasciamo sempre prudentemente in stanby per assicurarci un avvio rapido in situazioni come queste) e, dopo aver modificato il documento, ce ne andiamo a dormire.

Poggiamo il nostro smartphone sul comodino e lo colleghiamo alla presa elettrica per evitare che si scarichi del tutto. Se si spegnesse, infatti, domattina la sveglia non suonerebbe e saremmo perduti.

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About the Author

alessandroprunesti Lavoro come Digital Manager affiancando imprese, professionisti e istituzioni nel loro percorso di trasformazione digitale. Come formatore e docente, Progetto e sviluppo percorsi di formazione in ambito Web, Social e Mobile. Ho maturato anni di esperienza nel digital marketing e nella comunicazione 2.0 lavorando su progetti multicanale per Università, aziende, enti di formazione, digital company e società sportive.